Lunedì 06 Giugno 2011

Sconfitta elettorale storica per il PSOE di Zapatero

di  Alessandro Antonini

Risultato influenzato dal movimento degli indignados nelle piazze spagnole

Mentre in Spagna migliaia di giovani precari e disoccupati occupavano le piazze di tutto il paese, il PSOE subiva la sconfitta elettorale più sonora della sua pur breve storia. Una lezione per tutta la sinistra europea sulla scia dello zapaterismo: oltre ai diritti e alla libertà c’è bisogno anche di un progetto economico e sociale.

Nella tarda serata di domenica 22 maggio, i media spagnoli hanno trasmesso i dati relativi alle elezioni amministrative: nello stesso tempo, l’assemblea degli indignados di Puerta del Sol e delle altre piazze in tutto il paese decideva di prolungare la mobilitazione di un’altra settimana, ignorando il bollettino elettorale che parlava di Barcellona e Siviglia, roccaforti della sinistra spagnola, ormai in mano del Partido Popular del leader Mariano Rajoy.

Del resto, l’appello lanciato dalle piazze occupate alla vigilia dell’apertura delle urne era di astenersi o di votare i partiti minori, al fine di contrastare il bipartitismo rappresentato dai grandi partiti PP e PSOE.

Zapatero, alla guida del paese dal 2004, ha incentrato le sue azioni di governo sul rinnovamento del paradigma tradizionale della sinistra, lavorando su temi come i diritti, la libertà e la democrazia partecipativa. Il leader del PSOE ha confidato troppo nella durata del boom economico spagnolo, puntando piuttosto sulla laicità dello Stato e sui diritti d’inclusione.

Segnali di crisi c’erano già stati nel 2008, dopo la rielezione di Zapatero, ma il brutto colpo è arrivato inaspettato, a dimostrare che nell’era della globalizzazione anche una politica di sinistra che guarda all’innovazione deve comunque avere un progetto su welfare e occupazione, soprattutto per i giovani. Negli anni, invece, il governo Zapatero è riuscito a produrre una sola legge per incentivare le assunzioni di giovani che hanno vissuto un periodo di precariato: troppo poco per evitare una protesta di queste dimensioni.

Alcuni paragonano gli indignados ai grillini, altri ai sessantottini, che la Spagna non ha avuto per effetto della dittatura sotto la quale era schiacciata, altri addirittura ai movimenti dell’Africa del Nord: in realtà è difficile catalogare un movimento variegato che chiede ascolto e partecipazione e che in Spagna non ha precedenti.

Nel frattempo, il PSOE sta riorganizzando la propria leadership dopo l’annuncio dell’abbandono di Zapatero per trovare un degno antagonista del lanciatissimo Rajoy. Innovazione o rassicurazione? sono i dilemmi che attanagliano le zone alte del partito e gli elettori spagnoli.

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