Lunedì 25 Aprile 2011

Politica precaria

di  Simona Valentini

Oggi possiamo pacatamente affermare che non c’è più istanza politica né politica assegnabile, ecco perché il nostro Paese in questo ultimo periodo vive una totale spoliticizzazione di massa.

Bisogna saperlo. La politica è cacciata come “istanza” autonoma e specifica dalla scena dell’attività italiana. Dove si rifugia dunque?

Alcuni dicono nelle comunicazioni, nel loro sfruttamento, nelle loro manipolazioni, nel conflitto dell’informazione e delle comunicazioni e nella guerra dei pezzi di ricambio che li fanno funzionare. Non è falso. Ma è sufficiente per comprendere il movimento complessivo e fondare una strategia storica?

Se la politica è scomparsa al contrario quella che si chiama ideologia conosce uno sviluppo senza precedenti. Si può dire che essa tiene il luogo della politica, in sostanza, con la caratteristica che la politica non è più che l’illusione della politica e la sua ideologia. Noi viviamo, in effetti, un tempo nel quale la politica come “centro strategico” è realmente sparita, ma bisogna vedere sotto quali forme la definisce la “coscienza” dei politici, non dico la coscienza comune, che se ne fotte, ma come lo fa la politica reale e onesta, la politica senza intrallazzi politicanti.

Ora, questa definizione è una pura e semplice denegazione e tutte le pratiche dei partiti politici, tanto di destra quanto di sinistra, lo testimoniano visibilmente. E se non lo si vede, basta grattare un po’ la superficie per scoprirvi la realtà dei sotterfugi sui finanziamenti attraverso sovvenzioni dirette oppure, e soprattutto, attraverso benefici procurati dagli ordini fasulli delle autorità municipali. E’ sufficiente grattare un po’ per scoprire che questa realtà sordida (la difesa degli interessi corporativi, sempre più corporativi, quindi sempre più disseminati e senza unità) si acconcia di un’ideologia di facciata con gran dispendio di teatralità da parte degli stessi politici che si esprimono contro la politica dei politicanti. Ed è ancora sulla stessa scia l’avvento politico dei comici, i quali non si presentano come uomini nuovi reiterando problematiche insolute.

Perché proprio questi individui che vengono dal mondo dello spettacolo? Perché essi hanno acquisito nella satira una notorietà che i politici stessi sarebbero proprio sciocchi a non mettere a loro servizio dato che oramai non sono più che uomini da circo e da televisione.
Quel che colpisce in questa ideologia, è la dominazione dei due temi “meno Stato” e un crescente “liberalismo”, smentito tuttavia da tutta la realtà delle strutture economiche; in verità, questo liberalismo non ha che un senso, la crescita della libera impresa, e a vantaggio di chi? Dei trust e dei subappaltatori, cioè delle forme più spudorate dello sfruttamento contemporaneo, ma non certo a vantaggio dei lavoratori che, con la flessibilità del lavoro, si è sul punto di spogliare ufficialmente delle loro garanzie sociali (ma io li considero già denudati), conquistate attraverso lotte secolari assai lunghe e faticose.

Ma almeno questa ideologia ha un centro e una strategia che potrebbero rimpiazzare il centro e la strategia politica? Sì e no. Sì, poiché il suo vero centro è esterno ad essa, vale a dire nell’economia, e  no perché l’anarchia dell’economia è tale, la sua assenza di centro è tale, che tutti i fatti smentiscono le pretese di questa ideologia. E su questa realtà che le è del tutto estranea, essa non conserva che l’illusione di un discorso falsamente politico, quanto basta per giungere al potere. E il potere? E’ sparito anche esso.

Abbiamo a che fare solo con dei micro - poteri. Dunque niente più centro economico, politico e pragmatico, o meglio niente più centro strategico, capace di disegnare delle prospettive storiche d’azione, c’è solo un progetto di società di cui tutti parlano senza mai poterlo definire; è bene precisare che ogni leader ha una strategia propria a definirsi in tattica ed azione politica, seppure una strategia aleatoria.

Dove andiamo? Nessuno lo sa. E nessuno è in grado di definire la minima tattica per fare fronte ad un mondo totalmente sconosciuto nelle sue strutture effettive. Non siamo che allo stadio della critica, intelligente certo, ma niente che permetta di fare anticipazioni sull’avvenire e di fondare un Governo nuovo per unificare un’umanità essa stessa lacerata tra conflitti pseudo - nazionali e religiosi massimalisti. Da questo punto di vista purtroppo e nonostante le infantili speranze utopistiche di Gramsci, è fin troppo chiaro che la classe politica nel significato letterale non esiste più, la politica non esiste più, oggi regna un’antipolitica che è fatta da coloro che usano e osano definirsi politici.

Se ne conclude che in un Paese sprovvisto, ormai, di una effettiva e pura potenza politica, non si potrà mai pensare niente della realtà stessa senza raccontarsi storie, o quanto meno senza aggiunte esterne, o meglio è possibile solo raschiandola dall’enorme strato dell’ideologia totalmente obsoleta che la ricopre. Un cartesiano minore diceva una volta: “Noi viviamo sotto un immenso strato d’aria e tuttavia non ne sentiamo il peso”.

Io direi che oggi noi viviamo sotto un prodigioso strato di ideologia inconsistente e contraddittoria (pure contraddittoria!) e naturalmente non ne sentiamo il peso, azzarderei addirittura che ne sentiamo il peso ma preferiamo non aprire gli occhi per evitare di vedere il macigno che ci schiaccia; è proprio di ogni ideologia non solo nutrire i suoi attori e le masse popolari di illusioni massicce, ma ancora e soprattutto non farne sentire il peso. Ci vuole un autentico eroismo per pensare questa terribile condizione che più che mai subiamo consapevolmente latenti. Ci vuole un autentico coraggio per ridiscutere l’indiscutibile e porvi se non rimedi almeno freni.

Indubbiamente infine ci vuole un grande fegato da parte nostra per digerire certi personaggi che si dilettano a giocare ai politici e che si spacciano per governanti e semidei. Essi dovrebbero guardarsi allo specchio prima di aprire bocca e proferire simili imbecillità.

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