Venerdì 11 Novembre 2011

Nascita dell'impressionismo

di  Veronica Capizzi

Una delle correnti artistiche più popolari anche tra i “non accademici” e tra coloro che non sono propriamente degli appassionati d’arte, è quella dell’Impressionismo. Mai nome ha riscosso tanta diffusione popolare, perdendo la sua iniziale connotazione dispregiativa. Il termine “Impressionismo”, infatti, fu coniato quasi per dileggio da Louis Leroy, critico d’arte avverso al nuovo movimento artistico, che prese a prestito il nome da Impression Soleil Levant, uno dei capolavori dei padri del movimento, ovvero Monet.

I nuovi pittori venivano difatti considerati dagli accademici di Francia, paese nel quale il nuovo movimento trovò terreno fertile per nascere e svilupparsi, “poco più che imbrattatele”, specie nel momento in cui il movimento progredì e prese le distanze dal nitore e dagli echi classici dei dipinti sino ad allora esposti al Salon di Parigi, che rappresentavano esempi di fulgida pittura classicheggiante, sia nei tratti che nelle tematiche.

Il Salon era tempio dello splendore di Jacques Louis David e di Ingres, due tra i nomi più celebri del periodo antecedente al 1867: in questo anno, infatti, venne inaugurato il Salon des Refusés, dove gli artisti rifiutati al vaglio del “Salon” ufficiale ebbero modo di esporre le proprie opere.

Questi nuovi pittori, che prediligono la pittura “en plein air”, dapprima scandalizzano – come Manet nel dipinto Dejeuner sur l’herbe, per la presenza, in un contesto moderno, di una donna senza veli accanto a uomini compitamente vestiti con abiti contemporanei – ma in seguito, allorché la loro pittura si fa più sfumata, con contorni meno delineati, precisi e definiti, provocano ilarità e stupore, pur con qualche debita e lungimirante eccezione nei critici e nei mercanti d’arte del tempo. Si diffondono battute di spirito sulla tecnica usata dagli esponenti del movimento: ad esempio, lo sberleffo più ricorrente è che, per disegnare le dita dei personaggi raffigurati, agli impressionisti bastino semplicemente cinque pennellate di colore in lunghezza, in corrispondenza delle mani!

E pensare che il nuovo movimento annovera artisti i cui nomi sono divenuti oramai celeberrimi, quali Renoir, (profondamente morbido e sensuale nelle sue raffigurazioni, specie femminili e di “enfants”), Manet, Monet, Toulouse-Lautrec, Degas (il “pittore delle ballerine classiche”, così come Toulouse Lautrec lo è per il versante di vita mondana e dissoluta del tempo), Sisley, Cézanne, Pissarro, Gauguin, Signac, Van Gogh, questi ultimi tre a cavallo tra Impressionismo e Post-Impressionismo. Personalità diverse, con background sociali e culturali eterogenei, ma che sentono il bisogno di declinare l’arte secondo il loro sentire e le loro emozioni.

Essi rappresentano non quanto sembra appartenere alla realtà oggettiva e fattuale, ma ciò che appartiene a quella interiore, dell’anima, estremamente più foriera dell’essenza intima delle cose. La loro pittura “en plein air” è luminosa, piena di barbagli di luce e di figure che illuminano sovente l’intera opera di luce propria, talvolta blandamente melanconica. È questo il caso di molti quadri di Manet, che rimarrà sempre non perfettamente coeso rispetto alle istanze del gruppo, e che prediligerà spesso come modella Berthe Morisot, pittrice appartenente al movimento, di cui anche i critici più aspri non potranno fare a meno di riconoscere il talento.

In un momento storico in cui il ruolo riservato alle donne nell’arte era per lo più quello di muse  ispiratrici, Berthe Morisot precorse i tempi. Con la sua dolcezza e fermezza, nonché grazie all’innegabile talento, venne accettata come membro del movimento e partecipò annualmente a tutte le mostre impressioniste, salvo nell’anno della sua unica gravidanza. Ma non è solo la Morisot a dover essere citata a pieno titolo nel rango delle grandi pittrici dell’epoca: anche Mary Cassatt, Eva Gonzales e Marie Bracquemond meritano di essere incluse tra le esponenti più talentuose del movimento impressionista. E certo, anche lo scultore Auguste Rodin, per la raffinatezza delle sue opere, è da ritenersi insigne esponente della corrente impressionista.

Ora i capolavori di questi artisti sono esposti nei più grandi musei del mondo e richiamano visitatori estasiati e rapiti dal tocco nuovo, così anticonvenzionale e al contempo così capace di trasmettere emozioni e sensazioni, da lasciare attoniti.

Personalmente ho visto le persone più diverse affollarsi, ad esempio, davanti a un dipinto di Renoir, incapaci di staccarsene in tempi a dir poco ragionevoli. Inutile aggiungere che anche io ero tra loro, profondamente rapita.

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