In questa società non c'è spazio soltanto per gli intolleranti e i violenti. «Lo Stato di diritto consiste anzitutto nell’eliminare la violenza» chiosando il filosofo Karl Popper infatti, quando permettiamo che venga abbattuta e tolta di scena la generale avversione alla brutalità, sabotiamo lo Stato di diritto e l’accordo generale in base al quale la ferocia deve essere usata.
In questo modo ostacoliamo la nostra civilizzazione e questo è quello che fanno ormai di continuo i vari canali televisivi: abbassano la generale avversione alle barbarie trasmettendo una tale messa in scena di aggressività da far credere che la violenza dell’uomo sull’uomo sia un fatto naturale, scontato, normale. E così si provoca la caduta delle resistenze naturali alla brutalità nella maggior parte delle popolazioni.
E’ evidente che, se indeboliamo la generale repulsione nei confronti della violenza, distruggiamo la società aperta. «Il nostro mondo - come sosteneva Popper - è minacciato da una educazione folle». Perciò dobbiamo lavorare su di essa e, dopo aver ristabilito un’educazione più responsabile, potremmo ritornare a quei giorni in cui un atto violento era un fatto isolato.
Stiamo educando, purtroppo, i nostri bambini alla violenza e, se non facciamo qualche cosa, la situazione necessariamente si deteriorerà, perché le cose muovono sempre nella direzione della minor resistenza. In altre parole, si va sempre dalla parte che risulta più facile, quella in cui uno si aiuta a superare un problema riducendo le costrizioni del lavoro.
C’è una relazione quindi tra i bambini e la tv. Quando parliamo di pensiero dobbiamo riferirci all’orientamento del mondo, una capacità che, di fatto, è fondamentale perché possa esistere un pensiero autonomo. Questa è la capacità di trovare la nostra strada nel mondo, e, spesso, questa via è indicata da un modello che per lo più viene proposto dalla televisione.
Nel rapporto tra bambini e televisioni noi, dunque, ci troviamo di fronte a un problema evolutivo: i bambini vengono a questo mondo strutturati per un compito, quello di adattarsi al loro ambiente; essi, perciò, sono dipendenti, in misura considerevole nella loro evoluzione mentale, dal loro ambiente e ciò che chiamiamo educazione è qualcosa che influenza questo ambiente nel modo che giudichiamo buono per lo sviluppo dei medesimi, e la televisione, per lo più, non ha effetti buoni, ma sfortunatamente negativi.
Come generazione precedente noi abbiamo la responsabilità di creare le migliori condizioni ambientali possibili, in modo che i bambini possano prepararsi per i loro futuri compiti, quali: il compito di diventare cittadini, il compito di guadagnare denaro per una vita dignitosa, il compito di diventare padri e madri per una nuova generazione e così via.
Ora, il punto è che tale media è parte dell’ambiente dei bambini, non voglio dire che essa sia esclusivamente cattiva, anzi avrà anche la tv i suoi lati positivi, ma questo mezzo di comunicazione produce sovente malesseri che introduce prepotentemente in ogni casa.
Chiediamoci: si può fare qualche cosa? Chi lavora in questo ambito dovrà sapere bene quali sono le cose da evitare per impedire che la sua attività abbia conseguenze antieducative. Bisognerebbe fondare un’istituzione di controllo, una sorta di supervisione costante, qualcosa di molto più efficace della censura e degli ordini di ispezione perché, volenti o nolenti, tutti coloro che sono coinvolti nel fare televisione agiscono come educatori, trasmettendo immagini sia davanti ai bambini e ai giovani, che agli adulti.
È evidente che c’è un certo livello di apprendimento e di intelligenza, necessario ai telespettatori per distinguere tra ciò che viene loro offerto come realtà e ciò che viene loro offerto come finzione, ma nonostante tutto la tv è diventata una sorta di panopticon, di guardiano e, soprattutto, è anche mezzo di sottomissione psichica e di adesione volontaria. Foucault è archeologia! Se la democrazia consiste nel mettere sotto controllo il potere politico, e questa è la sua caratteristica essenziale, non ci dovrebbe essere alcun potere politico incontrollato in una democrazia.
Eppure è accaduto che questa realtà mediatica sia diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti, indistintamente dal colore politico, e così sarà se continueremo a consentirne l’abuso. La televisione è diventata un potere troppo grande per la democrazia; nessuna democrazia può sopravvivere se all’abuso di questo dominio non si mette fine, un limite.
Infatti una democrazia non può esistere a lungo se l’egemonia della televisione non sarà stata pienamente scoperta, perché ancora non tutti si rendono conto di quanto forte sia questo potere mediatico che destabilizza, omologando tutti allo stesso pensiero, uccidendo le coscienze e le menti.
In Germania, sotto la dittatura hitleriana, la televisione ancora non esisteva, ciò nonostante la sua propaganda fu realizzata meticolosamente quasi con la stessa influenza di una tv. Riflettiamo di conseguenza sulle parole di Popper: «Credo che un nuovo Hitler avrebbe, con la televisione, un potere infinito».
