La mostra intitolata La Fotografia e il Neorealismo in Italia, 1945-1965, è stata allestita presso il Museo di Roma in Trastevere, curata da Walter Riva e promossa da Roma Capitale, l’Assessorato alle Politiche Culturali ed il Centro Storico Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma. I visitatori hanno avuto la possibilità di intraprendere un percorso fra gli sguardi, i paesaggi ed i protagonisti della vita di tutti i giorni, in un’Italia ancora avvinta alle sue radici contadine ma che presto avrebbe sperimentato il brusco impatto con il boom economico e con l’avvento della società del consumo e del benessere materiale.
Sensazioni e ricordi ‘racchiusi’ in 130 immagini, in bianco e nero e a colori, provenienti dall’archivio del Craf - Centro di Ricerca e di Archiviazione della Fotografia – realizzati tra la prima metà degli anni 40 ed i primi anni 60, quando il fotografo, pittore e poeta marchigiano Mario Giacomelli percorse sentieri diretti verso un ‘nuovo’ tipo di immagine, basato sui contrasti violenti e sulla potente marcatura delle tinte fosche. Giacomelli, nei paesaggi così come nei lavori a sfondo sociale, realizzò stampe quasi sgranate ma adatte a descrivere un universo in bilico fra sofferenza, voglia di riscatto, fatica e amore.
Il fulcro della collettiva è tuttavia rappresentato dall’opera di Luigi Crocenzi, artista spinto dalla volontà di mettere in risalto gli eterni ‘vinti’ della storia del nostro paese: braccianti e contadini del meridione, donne ed anziani reduci da 20 anni di dittatura e dagli orrori della Guerra, gli antichi abitanti delle borgate romane che, una manciata di anni più tardi, sarebbero stati consacrati dalla penna di Pasolini. Fra i lavori di Crocenzi meritano una menzione particolare i fotoracconti, ispirati da uno dei romanzi simbolo del Neorealismo italiano, Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini e realizzati per il «Il Politecnico», la rivista di politica e cultura, fondata nel 1945 e diretta dall’intellettuale fino al 1947. E se Vittorini stesso, tuonando dalle pagine del «Politecnico», auspicò l’avvento di una nuova cultura che potesse scongiurare in futuro le sciagure perpetrate, Crocenzi e gli autori appartenuti al Centro per la Cura nella Fotografia nonché gli esponenti del gruppo Misa di Senigallia e del Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia di Spilimbergo, raccolsero moneta di sfida lanciata dal grande intellettuale, eliminando ogni artificio dall’immagine e cercando di trasformare la fotografia in cronaca, racconto, testimonianza...
Bambini pensierosi a ridosso di manifesti politici (Accordo truffa di Giuliano Borghesan, 1953), madri che sorridono circondate dai figlioletti (Periferia romana di Luigi Crocenzi, 1947), un uomo e una donna che parlano separati da una grata (Spilimbergo di Gianni Borghesan, 1954), i volti dei pescatori, bruciati dal sole e solcati dal sale rappreso (Apulia, Fisherman’s head di Alessandro Novaro, 1959), uomini immortalati in pose rilassate e virili (One of the tall di Gianni Borghesan, 1953) e donne del sud intente a stringere ‘angeli biondi’ fra le braccia (Sicilia, di Fulvio Roiter, 1953).
Dopo il meritato successo riscosso a Fermo e la parentesi romana, l’esposizione sarà ospitata a San Vito al Tagliamento, in Friuli, per poi approdare a San Pietroburgo ed infine rappresentare la nostra penisola a Niznyi Novgorod per l’anno della Cultura e della Lingua Italiana in Russia e della Cultura e della Lingua Russa in Italia.
Non è ‘professionale’ parlare in prima persona in un articolo, né in una recensione. Tuttavia mi sento in dovere di consigliare questa mostra a chi, come noi abruzzesi, sa cosa vuol dire vivere in campagna, avendo ancora la fortuna di stabilire contatti con figure che, nella memoria collettiva italiana, perdono a poco a poco colore. Sappiamo anche cosa significa crescere in città di provincia, monadi che sembrano perse in una fissità (apparente), microcosmi che da bambini consideravamo i nostri campi da gioco eterni, gli unici mondi possibili.
Per allargare questo - forse un po’ patetico- raggio d’azione, voglio consigliarla a tutti coloro che, guardando la foto di un contadino intento a lavorare la terra, non pensino allo stupido proverbio scarpe grosse cervello fino, vomitato come principale commento da una delle signore ‘bene’ del gruppetto ‘cittadine-roman-capitoline’ …
Museo di Roma in Trastevere
Piazza Sant'Egidio 1/b - 00153 Roma
Orario
Martedì-Domenica 10 - 20 (la biglietteria chiude un'ora prima)
Giorno di chiusura
Lunedì
Sito
www.museodiromaintrastevere.it
E-mail
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Telefono info
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