L’autore ci guida dal Pakistan alla Siria, dall’Egitto all’Etiopia, dalla penisola Arabica fino agli States, confrontandosi con le tradizioni religiose e la sua fede personale. In tutti i paesi visitati il folklore locale rende manifesta una fede più complessa di quanto il cittadino occidentale possa immaginare. Le usanze, le incongruenze, il misticismo ma anche le speculazioni, le condizioni sociali, l’ortodossia e l’eterodossia si mescolano con coerenza negli occhi dello scrittore americano, malgrado egli non sempre sia in grado di interiorizzare questi approcci così diversi alla fede.
Knight è un leader del movimento che lotta per la possibilità delle donne di condurre la preghiera come Imam, è un occidentale a tutti gli effetti, di pensiero progressista e nel lungo viaggio spesso viene a contatto con mentalità ancora chiuse e conservatrici.
Nelle pagine di Maometto on the road l’autore appare critico nei confronti dell’Arabia Saudita, paese che risulta esportatore di un Islam granitico e globalizzato, mentre sono ben in vista le differenze tra il Pakistan, influenzato da culture già esistenti come quella Indù, e l’Etiopia, dove cristiani e musulmani convivono in uno scambio culturale reciproco.
I continui riferimenti alla cultura musulmana d’America dimostrano come nei vari continenti la fede del Profeta abbia interpretazioni differenti, legate soprattutto alle condizioni sociali delle popolazioni. È per questo motivo che negli Stati Uniti, durante gli anni ’50 e ’60, le lotte per la rivendicazione sociale e il riscatto della comunità nera si sono fuse con l’Islam, mentre in Arabia Saudita la fede è stata utilizzata anche per rafforzare il potere dei sovrani.
Nel finale Knight racconta del suo Hajj (pellegrinaggio a La Mecca) e descrive le sue emozioni e la comunione spirituale con gli sconosciuti fratelli musulmani che compiono il suo stesso percorso. L’autore si sofferma soprattutto sui rituali, spiegando come nei diversi paesi esistano svariati approcci alle cerimonie. A sorprendere sono sia gli elementi comuni a tutte le culture, sia le differenze che le dividono.
Maometto on the road è un libro che arricchisce: anche se non si è sempre d’accordo con il punto di vista dello scrittore non si può far altro che immergersi nella lettura con una curiosità che, a causa delle scarse informazioni che riceviamo, spesso non riesce ad essere soddisfatta. L’americano ha il grande dono di mostrarci con occhi occidentali un mondo, quello islamico, più ricco e diversificato di quanto sembri, e non è difficile trovare attitudini comuni fra tutti gli uomini indistintamente dalle religioni che professano.
Nel mondo globalizzato, un testo come Maometto on the road aiuta a parlare di dialogo tra i popoli e riduce quelle paure sciocche e superficiali a cui troppo spesso tutti noi andiamo incontro.
