Martedì 18 Settembre 2007

“Lettera ad un kamikaze” di Khaled Fouad Allam

di  Stefano Anastasi

Il ventesimo secolo, era della tecnologia, della globalizzazione e del dialogo, ci ha lasciato non solo il progresso, ma anche il ritorno in auge della figura del kamikaze.
Nel volume Lettera ad un kamikaze, Khaled Fouad Allam approfondisce i motivi che spingono l’essere umano a guardare in faccia la morte.

Nella fede musulmana, il martirio rappresenta il gesto massimo per avvicinarsi a Dio, nonostante questo significhi lanciarsi nella folla imbottito di esplosivo e sfidare la morte. Il motivo di tale atto di violenza, è analizzato nella prima parte del saggio, in cui l'autore riconosce all’osservanza dei precetti religiosi il motore che spinge il singolo a diventare kamikaze.

Successivamente, Khaled Fouad Allam cerca di capire se davvero l’islamismo prevede il martirio come sublimazione dell’essere umano. L’autore, anch’egli musulmano, analizza le basi della propria fede, basata in realtà sull’amore reciproco, sul rispetto verso il prossimo, e sul bene comune: Allah non desidera che l’uomo soffra, e non vuole che la morte e il sangue siano i mezzi per poter arrivare alla salvezza divina.

La figura del kamikaze incarna il pensiero delle frange estremiste della religione musulmana, che danno una lettura personale del Corano, per indurre i propri seguaci al gesto estremo della morte. Khaled Fouad Allam vuole comunicare ai lettori la necessità che il bene e l’amore trionfino, nonostante molte siano le correnti di pensiero che usano la fede per portare avanti fini tragici. Nell’ultima parte della lettera, infatti, l’autore scrive: “Il sapere e la sapienza non ti devono dominare, sei tu che devi dominare il sapere, affinché esso divenga saggezza e non obbedienza cieca che può sconfinare nell’assurdo della violenza".

Lettera ad un kamikaze ci invita a leggere criticamente la nostra storia e le religioni, perché ogni guida spirituale, anziché condurre l’uomo alla salvezza e alla luce che cerca, può indurre nei seguaci gesti violenti ed estremi per fini di potere politico che poco hanno a che fare con la morale religiosa. "Può quel sangue versato rappresentare l’acqua del tuo Paradiso?": a questa domanda risponde Lettera ad un kamikaze.
Buona lettura!

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