Dalla riunione è emerso che il 5 ottobre prossimo la Manuli presenterà un piano industriale per il recupero del sito ascolano: verrà probabilmente ritirata la procedura di mobilità per preferire altre forme di ammortizzatori sociali (cassa integrazione), da utilizzare fino al pieno recupero produttivo dello stabilimento.
Non si conoscono ancora i contenuti del piano che la proprietà vorrà presentare, ma sicuramente si tratta di un passo indietro rispetto all'annunciata e fortemente ripetuta volontà di chiusura totale. Tale soluzione permetterà ai lavoratori, anche se in cassa integrazione, di rimanere legati contrattualmente all'azienda.
I sindacati e le istituzioni hanno ribadito che sarà preso in considerazione solo un piano che preveda il reintegro nel tempo di tutta la forza lavoro in modo da salvaguardare l'occupazione. In questo modo la mobilitazione organizzata nel Coordinamento dei Lavoratori ha fornito ai dipendenti della Manuli le necessarie garanzie contro la grande crisi che investito l'azienda.
La formazione del presidio e la nascita del Coordinamento dei Lavoratori hanno portato alla manifestazione di sabato 19 settembre ad Ascoli Piceno. Gianluca Gaspari (PRC di Ascoli Piceno) ha commentato positivamente la mobilitazione, che ha riscosso un certo successo anche grazie alla partecipazione di lavoratori e studenti attivisti provenienti da Bologna e da Modena.
Non è ancora il caso di cantare vittoria, la trattativa sarà ancora lunga e tortuosa. Non a caso tutti i sindacati hanno auspicato che il presidio dello stabilimento non cessi e che ne nascano di nuovi di fronte a tutte le aziende in crisi, in maniera solidale con il Coordinamento dei Lavoratori del Piceno che dovrà formare un fronte comune con il Coordinamento dei Lavoratori della Val Vibrata.
Per questo motivo ci si propone di organizzare la prossima riunione del coordinamento davanti alla Ahlstrom, e il successivo incontro di fronte alla SGL Carbon, con la prospettiva di gettare le basi per l'organizzazione di uno sciopero generale.
