Giovedì 16 Giugno 2011

Fincantieri a rischio: la rabbia dei lavoratori

di  Giulio Capponi

Correva l’anno 2009 e il governo italiano definiva la cantieristica navale un settore strategico per il nostro paese. A due anni di distanza, una lunga serie di privatizzazioni e piani aziendali volti a smembrare e ridimensionare l’azienda hanno avuto l’effetto di privare la Fincantieri del ruolo di leader mondiale della cantieristica, mettendo a repentaglio il futuro di oltre 3000 lavoratori.

Lunedì 23 maggio, ancora prima che Bono, amministratore delegato di Fincantieri, avesse finito di esporre i contenuti del piano industriale, in fabbrica si capiva che i progetti dell’azienda erano decisi: chiusura totale e definitiva dei cantieri di Genova-Sestri Ponente e Castellammare di Stabia e forte ridimensionamento del cantiere di Riva Trigoso, nell’altro versante della Liguria.

Appena appresa la notizia i lavoratori genovesi hanno proclamato uno sciopero spontaneo e bloccato un’importante arteria del traffico cittadino.

Fin da subito è stata chiara la determinazione degli operai. Tutte le forze politiche sono accorse in aiuto, comprese le giunte provinciali, regionali e il governo centrale, ovvero coloro che hanno spinto verso il baratro la Fincantieri.

I lavoratori si sono dati appuntamento il martedì seguente davanti ai cancelli per affermare che non sono disposti a tutto per salvare il cantiere dalla chiusura. Mentre il corteo dilagava su un percorso lungo 10 chilometri per raggiungere la Prefettura, si univano agli operai anche i lavoratori della Piaggio Aero, della Selex, della Elseg, oltre a dipendenti di molte altre aziende e liberi cittadini che avvisavano il pericolo di una dilagante deindustrializzazione.

Il corteo è giunto poi davanti alla prefettura con una determinazione e combattività sinora inedite, perché è chiaro a tutti che dietro alla cantieristica navale è a repentaglio il futuro di tutti i lavoratori di Genova. Nonostante ciò, alla richiesta di un lavoro, di un salario e di una vita dignitosa, i lavoratori hanno ricevuto in cambio manganellate da parte delle forze dell’ordine.

Anche a Castellammare la reazione dei dipendenti non si è fatta attendere. Alla notizia che dopo 231 anni il cantiere era a rischio chiusura perché in balia dei mercati azionari, lo sgomento si è trasformato in rabbia. I lavoratori hanno occupato la sala del consiglio comunale e la stazione per diversi giorni, hanno bloccato la Statale ed organizzato un presidio permanente in città, il tutto con l’appoggio attivo dell’intera cittadinanza. Solo il sindaco aveva intenzione di chiedere aiuto all’esercito(!).

A causa di un piano industriale che prevede la chiusura del cantiere, una città di oltre 70mila abitanti sta lottando per la sopravvivenza, per riprendersi lavoro e dignità. I lavoratori denunciano, oltre all’inaccettabile piano aziendale, l’incapacità amministrativa di un management che in quasi 8 anni ha causato la perdita di importanti settori e di manodopera specializzata. La decisione sciagurata di abbandonare la progettazione, ha inoltre costretto i migliori progettisti a lasciare la Fincantieri per lavorare nella cantieristica in Russia, in Corea, in Norvegia e in Germania.

Dato che i manager hanno dimostrato la loro totale incapacità nel gestire ciò che fino a poco tempo fa era un fiore all’occhiello dell’industria italiana, forse si potrebbe ipotizzare una gestione dei cantieri affidata chi conosce il lavoro meglio di chiunque altro, ovvero quegli operai che hanno dimostrato coraggio e determinazione e che saranno di esempio per tutti i lavoratori che lotteranno nei prossimi mesi.

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