Ma il suo atteggiamento distruttivo non è mai tale fino in fondo, la sua voglia di farla finita con certe regole e con certi stili non coincide mai con una semplice volontà di cancellare e abbattere gli schemi per pura provocazione. Nelle intenzioni di Lars von Trier c'è sempre un grande slancio creativo, una tensione a ricostruire, a ordinare e a stabilire nuove regole.Nato a Copenaghen, il 30 aprile 1956, il padre Ulf è un alto funzionario del Ministero per gli Affari Sociali, la madre Inger, una comunista militante che lo fa crescere senza limiti e senza proibizioni, in totale libertà, e che gli rivelerà solo poco prima di morire, nel 1990, di averlo concepito con un altro uomo, nella speranza di trasmettergli geni migliori dal punto di vista artistico e creativo. All'età di 13 anni, probabilmente grazie al fatto che lo zio Børge Høst lavora nel cinema come regista e scrittore, ha un ruolo nella serie televisiva Hemmelig sommer (trad. "L'estate segreta", (1969) di Thomas Winding, mentre cresce la sua passione per la cinematografia: con la telecamera ad 8 millimetri della madre, il giovane Lars alimenta la propria passione per le tecniche cinematografiche.
Trova impiego nella Statens Filmcentral come consulente: questo gli dà la possibilità di usare macchinari professionali, soprattutto per il montaggio. Nel 1977 gira così i suoi primi due cortometraggi: Orchidégartneren, (trad. "Il giardiniere delle orchidee") e Menthe - la bienheureuse (trad. "Menthe - la ragazza felice"), quest'ultimo girato in francese. Vince il concorso per entrare al Danish Film Institute: qui gira altri film come Nocturne e Befrielsesbilleder (trad. "Immagine di una liberazione"), scritti dal compagno di corso Tom Elling. Quest'ultimo film gli vale molte buone critiche.
Ma il primo vero successo arriva nel 1984 con L'elemento del crimine (Forbrydelsens element), scritto sempre dal compagno ed amico Tom Elling e da Niels Vørsel, con cui collaborerà ancora in seguito. Il film, insuccesso in patria, vince parecchi premi all'estero, tra cui il premio per il miglior contributo tecnico a Cannes. Il film fa parte di un'ideale trilogia su Europa, questa denominazione che non ha alcun legame con la geografia: Europa è uno stato mentale. Il secondo episodio è Epidemic (1988), girato a basso budget e con pochissimi mezzi, tanto che i ruoli principali sono coperti da von Trier stesso e dal co-sceneggiatore Niels Vørsel. Nel film appare anche Cæcilia Holbek, prima moglie del regista. La stessa appare nel terzo episodio della trilogia, Europa (1991), dove appare anche von Trier in un piccolo ruolo: il suo personaggio, un ebreo, viene visto come un omaggio alle sue origini ebraiche perdute. Tutti i film della trilogia sono degli insuccessi in patria, ma aumenta la loro popolarità all'estero e vengono premiati in tutta Europa.
Le onde del destino (Breaking the Waves, 1996) è il primo film di von Trier dopo aver redatto il famoso manifesto Dogma 95, voto di castità cinematografica , per cui di solito il film viene considerato sotto quest'ottica. Il film è invece una via di mezzo fra lo stile del regista prima e dopo il manifesto: è un film di mezzo. Infatti il film che gira secondo i dettami del Dogma 95 è Idioti (Dogme#2: Idioterne, 1998), film che ha provocato molte polemiche ma che lo stesso ha riscosso molto successo in Europa.
È del 2000 il successo del grande pubblico con Dancer in the Dark, interpretato dalla cantante islandese Björk nella sua prima ed unica prova cinematografica. Il film è un musical sui generis ed è uno dei primi ad usare la tecnica della ripresa completamente digitale. Il successo ottenuto da questo film consente a von Trier di poter ingaggiare una diva americana come Nicole Kidman per il suo Dogville (2003), che però lascia il pubblico dubbioso. Il film è il primo di un'altra trilogia, stavolta con protagonista l'America.
La Lars dictandi è l'espressione che usa Fabio Bo per indicare tutto quel corpus di regole che von Trier è andato creando nel corso degli anni. Sembra quasi che la totale mancanza di regole vissuta durante l'infanzia abbia spinto il regista ad avere un bisogno irrefrenabile di regole e limitazioni. Già il 3 maggio 1984, in occasione dell'uscita de L'elemento del crimine, von Trier pubblica il suo primo manifesto, una dichiarazione d'intenti in cui focalizza l'identità attiva e non passiva del regista (il regista "maschio" contrapposto al film "femmina"). Il 17 maggio 1987, per l'uscita di Epidemic, pubblica un altro manifesto inneggiante alla "bazzecola": è nelle opere minori che si trovano i capolavori. Il 29 dicembre 1990 esce il suo terzo manifesto per Europa, in cui si autodefinisce "masturbatore dello schermo".
Ma è del 13 marzo 1995 il vero decalogo registico, il "voto di castità" che von Trier firma insieme ad altri registi: il Dogma 95. L'idea di partenza è di fare 5 film secondo queste regole, ma il manifesto ha trovato tanti di quei consensi in così tanti registi, che attualmente (2004) ne sono stati girati 35, provenienti da tutto il mondo (anche dall'Italia). Anche se non le ufficializza più, il regista ama sempre le regole e ne crea sempre di nuove ad ogni suo film, come lo si vede vare ne Le cinque variazioni (De fem benspænd, 2003). Un esempio viene anche da The Humiliated (De udstillede, 2000), un documentario che segue le riprese di Idioti, e dove si vede von Trier imporre regole e trattare a volte duramente i propri attori: perché è così, a sua detta, che ottiene il massimo da loro.
