Mercoledì 04 Luglio 2007

Cinema e rivoluzione: visioni consigliate

di  Fabio Monti

Il cinema, oltre che un linguaggio universale e una meravigliosa forma d’arte, è sempre stato, fin dalla sua genesi, un importantissimo strumento di lotta rivoluzionaria per la diffusione della verità storica, della cultura umanistica e per l’emancipazione delle popolazioni sfruttate e soggiogate dai (pre)potenti di ogni tempo.
Per questo mi sono divertito a compilare una lista di film più o meno rivoluzionari, convinto che possano offrire nuove chiavi di lettura del mondo circostante ad ogni militante di sinistra o ad ogni persona che, semplicemente, voglia prendere in mano le redini del proprio, personale destino.

La lista è totalmente soggettiva (e quindi opinabile) e ovviamente non esaustiva. Ho cercato di soffermarmi principalmente su pellicole parecchio note e con un occhio di riguardo alle produzioni italiane. Auspico che a ognuno di voi, amici di Libertà di Volare, possa offrire suggerimenti e proposte per ampliarla sempre più.
E’ soltanto un gioco, che, spero, possa servire a stimolare lo scambio di idee, opinioni, e suggestioni. Quello cioè di cui più abbiamo bisogno in questi nostri tristi tempi.

ROMA CITTA’ APERTA di Roberto Rossellini 1946
Dopo vent’anni di roboante retorica fascista il cinema scende per le strade di una Roma umiliata e svilita dall’occupazione tedesca per raccontare senza retorica i gesti di quotidiano eroismo della resistenza; la democratica alleanza tra un comunista e un prete contro la barbarie nazi-fascista. Le fondamenta dell’Italia repubblicana.

PRIMA DELLA RIVOLUZIONE di Bernardo Bertolucci 1962
Le inquietudini di un giovane borghese alle prese con una storia d’amore incestuosa e i primi turbamenti esistenziali e politici pre-sessantottini che scuotono la sonnacchiosa vita della provincia italiana. Il cinefilo Bertolucci esporta la nouvelle vaugue in Italia.

L’ANGELO STERMINATORE di Luis Bunuel 1962
Il maestro dell’anarchismo surrealista mette in scena col suo inconfondibile stile controllato il disfacimento della classe borghese, imprigionata dai suoi stessi stanchi, ossessivi e reiterati clichè. Straniante e imperdibile.

Z - L’ORGIA DEL POTERE di Costa Gavras 1969
Ricostruzione dell’omicidio di Gregorios Lambrakis, deputato dell’opposizione al nascente regime dei colonnelli in Grecia, ucciso a Salonicco il 22 maggio 1963. L’ambientazione non viene mai rivelata palesemente: da un caso particolare il regista riesce a fare un film universale sui complotti di potere e il fascismo di stato.

LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO di Elio Petri 1971
Basterebbe la strepitosa maschera di Gian Maria Volontè a rendere indimenticabile una pellicola certo non eccelsa sul piano registico-formale; Petri ha tuttavia il merito di cogliere le contraddizioni interne ai movimenti studenteschi e operai e analizzare lucidamente le logiche ricattatorie del padronato.

SACCO E VANZETTI di Francesco Rosi 1971
Film verità sul caso dei due anarchici italiani ingiustamente accusati e giustiziati negli USA nel 1927 dopo sette anni di detenzione e un processo che è eufemistico definire “una farsa”. E' anche film sulla memoria storica e sui problemi attuali dell’immigrazione. E' un'altra magistrale prova attoriale dell’indimenticabile Volontè.

SALO’ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA di P.P.Pasolini 1975
Non inganni l’ambientazione repubblichina: il fascismo messo in scena dal poeta non è quello mussoliniano, ma quello ben più pericoloso e subdolo della massificazione capitalistica. La mercificazione dei corpi, la perdita di sacralità del sesso e un lucido e profetico ammonimento sulla crudeltà del nuovo regime che rende vani gli ultimi gesti di umana resistenza.

NOVECENTO di Bernardo Bertolucci 1976
Ugo Casiraghi lo definì “il film col più alto numero di bandiere rosse mai visto”. E per di più finanziato da un produttore americano, con un cast d’eccezione (De Niro, Depardieu, Donald Sutherland e una fantastica Laura Betti) e con tutti i crismi del tipico Kolossal a stelle e strisce. I due protagonisti nascono lo stesso giorno del 1900, nello stesso paesino della bassa padana. Unica differenza tra loro: uno è figlio di padroni, l’altro di braccianti. Attraverso i loro occhi riviviamo gli scioperi contadini degli anni’10, l’avvento e la caduta del fascismo, la guerra e la liberazione. Epico e politicamente scorrettissimo affresco storico del secolo delle utopie.” Beata gioventù che vede quello che non c’è” commenta la vecchia contadina alle parole estasiate di una ragazza che dall’alto di una piramide di fieno scruta l’orizzonte del 25 aprile 1945.

1997 FUGA DA NEW YORK di John Carpenter 1981
Seguendo le orme di Romero, Carpenter inserisce la politica nel cinema di genere, come d’altronde aveva già fatto col suo film d’esordio Distretto 13 (figlio del romeriano La città verrà distrutta all’alba) e ad un’America oscurantista oppone il personaggio di “snake” Plissken, icona dell’anti-eroe ribelle e solitario straordinariamente interpretato da Kurt Russell.

TERRA E LIBERTA’ di Ken Loach 1994
Appassionata ricostruzione di uno dei momenti più belli della storia del novecento, di un brandello di socialismo strappato a forza tra un golpe fascista e una contro rivoluzione stalinista. L’epopea della guerra in Spagna vissuta da un comunista inglese che, fiero del suo partito, alla partenza, arriva a strapparne la tessera perché disgustato dallo stalinismo.
Basato sulla vera storia del volontario del POUM George Orwell (che raccolse le sue memorie di guerra nel meraviglioso Omaggio alla catalogna) è un pugno nello stomaco a tutte le nostre certezze. L’unica sicurezza che rimane, come affermava lo stesso Loach è che “lo stalinismo non è il comunismo e il capitalismo non è la libertà”.

I BANCHIERI DI DIO di Giuseppe Ferrara 2002
La vicenda di Roberto Calvi, presidente dell Banco Ambrosiano, dalle prime indagini su di lui al suo suicidio nel 1982. Ferrara, con la solita attenzione al dato reale segue la rete di relazioni che si intrecciano tra massoneria, criminalità organizzata, e settori importanti del Vaticano, nella fattispecie lo IOR guidato dall’oscuro arcivescovo Paul Marchinkus, uomo peraltro molto vicino a Giovanni Paolo II. Una delle storie più torbide e taciute dell’Italia repubblicana.

LA MEGLIO GIOVENTU’ di Marco Tullio Giordana 2002
6 ore di film per raccontare quarant’anni di storia e di storie d’Italia. Quasi un NOVECENTO atto terzo. La vita di due fratelli e della loro famiglia dal 1966 ad oggi sullo sfondo dello svolgersi della storia d’Italia. E forse è proprio il nostro paese, più che i personaggi, il vero protagonista del film. Forse la “meglio gioventù” del titolo è da riferirsi all’Italia stessa: una gioventù perduta ma di cui, in qualche angolo nascosto, restano ancora tracce evidenti.

BUONGIORNO NOTTE di Marco Bellocchio 2003
Il caso Moro come non l’avevamo mai visto al cinema; lontano anni luce dal precedente documentaristico di Ferrara (il Caso Moro 1986) e dal quasi contemporaneo thriller di Martinelli. Il film è piuttosto un viaggio ipnotico all’interno di un’intera generazione. Tutti i sogni, i dubbi e le inquietudini degli anni di piombo negli occhi bellissimi di Maya Sansa per la regia sapiente di un grande maestro.

PIAZZA DELLE 5 LUNE di Renzo Martinelli 2003
Ancora sul sequestro Moro ma da un punto di vista diverso: quello di un anziano giudice senese che a 25 anni dopo si mette a indagare per scoprire una vera e propria cupola di potere al di sopra del gruppo brigatista che assassinò il presidente DC, e le collaborazioni tra i servizi segreti e le BR. Suspence assicurata e una felice regia che non lesina tecnicismi per un avvincente thriller.

LES AMANTS REGULIERS di Philippe Garrel 2005
L’amore , l’amicizia, la gioventù, il sesso, la droga ai tempi del maggio francese. 3 ore e passa di puro cinema incastonati da una fotografia in bianco e nero sublime e degna del miglior Fellini. Prova di maturità per uno dei migliori autori europei contemporanei e, probabilmente, uno dei migliori film del decennio.

Buona visione

1 Commento

  • Link del commento Venerdì 20 Maggio 2011 04:25 inviato da anonimo

    Z L’ORGIA DEL POTERE piccolo errore di battitura

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