Sono i Raee, cioè i rifiuti di apparecchiature elettroniche ed elettriche e in Italia hanno un tasso di crescita del 27%: rappresentano la categoria di rifiuti che cresce più rapidamente. Oltre agli incalcolabili danni ambientali e alla conseguente gestione illecita, i nostri “vecchi” telefonini, pc, televisori e prodotti elettronici in genere costituiscono una pesante minaccia per la nostra salute.
È proprio il difficile processo di smaltimento dei nostri amati dispositivi tecnologici che diventa cruciale in termini di danni ambientali e di rischi legati all’incidenza di malattie cardiovascolari e tumorali. Ogni anno si generano nel mondo circa 20 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici - tecnicamente detti e-waste – e la maggior parte viene misteriosamente dirottata verso mete di smaltimento come la Cina, l’India e l’Africa Centrale.
Il recente reportage della rivista Environmental Research Letters non risparmia gli allarmismi e mette in luce il fatto che le conseguenze provocate dagli e-waste sono ancor più gravi se si considerano i metodi primitivi con cui vengono trattati i rifiuti elettronici in paesi come la Cina, dove non ci sono precauzioni sufficienti per chi è costretto a lavorare a contatto con i metalli pesanti e i residui organici volanti. Come evitare tutto questo?
Con una corretta e coscienziosa gestione degli stessi rifiuti e soprattutto con la richiesta di collaborazione, non solo al rivenditore ma anche al consumatore-utente, che dovrebbe interessarsi in prima persona del destino del proprio usato.
Nonostante la legge 65/2010 preveda il ritiro gratuito dell’usato da parte del venditore, solo il 51% di essi offre tale servizio senza costi aggiuntivi per il cliente, che dovrebbe poter disfarsi del vecchio elettrodomestico con la certezza che entri in un apposito circuito di smaltimento. A questo proposito il primo giugno entrerà in vigore il Sistri, il sistema per la rintracciabilità dei rifiuti speciali, che intende seguire sul web il percorso dei rifiuti pericolosi, evitando truffe e illeciti.
Una raccolta differenziata etica è possibile e potrebbe addirittura trasformare tutto ciò che di tecnologico buttiamo in una risorsa, se solo ci impegnassimo a buttare un po’ meno…
