L’atto del camminare appartiene alla natura umana, guidare è una moderna imposizione socio-culturale, vista come un qualcosa di forzato: secondo il moderno modello di sviluppo petrolio-dipendente, bisogna usare l’auto sempre e comunque, e, infatti, anche l’urbanistica, con la costruzione di centri commerciali e di periferie urbane, considera ovvio l’uso dell’automobile. Esso andrebbe invece razionalizzato, relegando all’auto il valore di mezzo di trasporto indispensabile solo per le lunghe distanze. Naturalmente l’impiego dell’auto è pienamente giustificato in assenza di valide alternative, senza che esso diventi necessariamente uno status symbol.
Quanto espresso sopra, è avvalorato da considerazioni statistiche che spiegano come il 60/70% degli spostamenti sia compreso entro i 5 km, distanza facilmente percorribile in bici.
Molti paesi in Italia, e la Val Vibrata in questo non fa eccezione, sono piccoli centri a misura d’uomo, dove camminare e andare in bicicletta, pendenze permettendo, rappresenterebbero il modo più naturale e razionale di spostarsi. Tutto ciò, però, solo in teoria, poiché basta guardarsi intorno per capire che ciò non accade: tanti graziosi paesini spesso sono trasformati in parcheggi per veicoli in sosta permanente, anche nei luoghi in cui questa è espressamente vietata dal codice della strada, cosa che costituisce una considerevole barriera architettonica per pedoni, ciclisti, disabili, e denota uno scarso senso civico.
Certamente le cose cambieranno seguendo precise regole e attraverso la volontà politica di favorire una mobilità sostenibile. Tra i vari accorgimenti che permetterebbero di agevolare una nuova maniera di spostarsi, possiamo pensare alle iniziative per incentivare l’uso della bicicletta nei centri cittadini, come la limitazione di velocità a 30 km/h nelle aree residenziali e nei centri storici, l’impiego di misure di moderazione di velocità come dossi, rotonde, chicane, strisce pedonali rialzate, e l’istituzione di zone a traffico limitato.
Inoltre, ulteriori progetti urbanistici sui quali investire sono: la realizzazione di marciapiedi larghi, curati, con panchine, che impediscano il parcheggio delle auto; la creazione di aree pedonali, ciclopedonali e di piste ciclabili chiuse al traffico; il decentramento dei parcheggi attraverso sistemi di bike sharing, car sharing, car pooling e, ovviamente, un efficiente sistema di trasporto pubblico che consenta al cittadino di raggiungere agevolmente i punti di interesse.
Tra le iniziative portate avanti in questo senso possiamo ricordare i sistemi di pedaggio urbano come il congestion charge in vigore a Londra e Stoccolma e l’ecopass milanese, che si configura anche come un’ottima maniera di regolare l’inquinamento nelle aree urbane. In Europa, infatti, ci sono diversi esempi di città che si sono convertite ad una mobilità più sostenibile, tra cui possiamo ricordare Copenhagen, Malmo, Amsterdam e Munster. Anche in Italia numerose cittadine del Trentino Alto Adige e dell’Emilia Romagna hanno adottato misure per agevolare l’uso della bicicletta nei centri storici.
Un’area urbana progettata secondo tale schema, oltre ad essere meno inquinata e maggiormente vivibile, garantirebbe a tutti il diritto di muoversi e una maggiore interazione sociale.
