Martedì 05 Aprile 2011

L'inceneritore in Val Vibrata

di  Giulio Capponi

Il trattamento dei R.S.U. (rifiuti solidi urbani) rappresenta oggi un problema su cui forze politiche, movimenti, associazioni, multinazionali e organizzazioni non governative si trovano divise a causa delle diverse soluzioni adottate per risolvere la questione.

Ciò che rende la gestione dei rifiuti un problema è la mole di affari e di speculazioni, che garantisce cospicui movimenti di denaro.

La Val Vibrata, suo malgrado, è al centro di una politica fumosa, condizionata da contraddizioni e mezze verità di amministratori, intenti più a recitare il proprio ruolo nel teatrino della politica locale che a proporre soluzioni alla cittadinanza.

Nel 2007, la giunta regionale di centro sinistra approva la legge che regolamenta la gestione dei rifiuti, con particolare riguardo all’installazione degli inceneritori.

La legge 45/2007, infatti, prevede l’installazione di un inceneritore solo se la media regionale della raccolta differenziata raggiunge il 40%.

Dai banchi dell’opposizione arriva la notizia che è in programmazione una modifica proprio a questa norma, ristringendo il suo operato a carattere provinciale.

La Provincia, e quindi non più la Regione, avrà la possibilità di installare un inceneritore, solo raggiungendo il 40% della differenziata all’interno del suo territorio.

Perché la modifica? Perché la regione Abruzzo è ben lontana dalla percentuale del 40%, mentre la raccolta differenziata all’interno della provincia di Teramo sfiora tale numero, e in questo modo la prospettiva di costruire un inceneritore appare più vicina.

In Val Vibrata, un sito interessato ad accogliere l’inceneritore sarebbe l’ex fornace Briko al confine tra Nereto, Torano Nuovo e Controguerra.

Si somma a questo la proposta di un imprenditore interessato a partecipare alla sua realizzazione. Quella che era una sprovveduta proposta politica, si trasforma così in una sciagurata ipotesi speculativa.

In questa situazione troviamo da una parte gli amministratori locali del centro-destra che ben si guardano dal contraddire i colleghi di Provincia e Regione, e dall’altra coloro che si oppongono, a suon di sterili emendamenti, ottenendo solo un rinvio del problema.

Per molti l’incenerimento è l’unica soluzione per uscire dalla ormai storica emergenza rifiuti, che da più di 20 anni stringe il nostro Paese nella paralisi più totale. Ma sarà così?

Innanzi tutto va chiarita una cosa: che i rifiuti una volta entrati nell’inceneritore non scompaiano nel nulla. L’incenerimento, infatti, non distrugge i rifiuti ma ne cambia la composizione chimica durante la combustione.

Tutto ciò che viene inserito nel dispositivo produce emissioni gassose, ceneri residue e acque di scarico i cui composti (diossine, furani, polveri fini, mercurio, ossido di carbonio, ecc.) risultano dannosi per la salute e per l’ambiente circostante.

Basterebbe questo dato a far riflettere amministratori compiacenti e cittadini poco informati, del reale pericolo a cui va incontro il territorio della Val Vibrata, con i il suo paesaggio che potrebbe invece essere rivalorizzato a livello turistico, grazie alla presenza di numerosi ed eccellenti prodotti tipici.

Inoltre, i residui a contenuto altamente tossico hanno bisogno di ulteriori trattamenti e, per motivi sanitari, necessitano di strutture e discariche molto più costose di quelle utilizzate per i rifiuti comuni.

Gli inceneritori non producono energia ma la consumano: la selezione, l’essiccatura, la pressatura ed il trasporto dei rifiuti richiedono complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione.

Tale metodo di smaltimento dei rifiuti è obsoleto, antieconomico, abbandonato da tempo anche in paesi come gli Stati Uniti d’America, proprio per i suoi costi e per i rischi notevoli legati alla respirazione e all’ingestione delle sostanze prodotte, le quali provocano leucemie, malformazioni e gravissime patologie.

L’unica alternativa all’incenerimento dei rifiuti è la raccolta differenziata porta a porta che passi attraverso la riduzione, il recupero, il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali, incentivando economicamente chi adotta tale metodo. Bisognerà perciò creare delle apposite catene di gestione dello smaltimento dei rifiuti che possano anche garantire nuovi posti di lavoro ed un conseguente sviluppo dell’area geografica di riferimento.

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