Festa Sinistra e Libertà Pescara
Settembre 1st, 2010


PD PortaNuova Pescara
Settembre 1st, 2010

“E’ l’ora dei sacrifici” oppure “Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.
Con queste parole si giustifica l’attacco allo stato sociale e ai diritti dei lavoratori.
La classe dirigente, dopo aver preparato una manovra economica da 24 miliardi di euro, è restata nell’ombra a guardare la reazione dei lavoratori Fiat a Pomigliano alle prese con il referendum.
Con la manovra finanziaria si attacca frontalmente lo stato sociale bloccando i contratti del pubblico impiego, licenziando metà dei dipendenti a tempo determinato nelle amministrazioni pubbliche, negando finanziamenti a centinaia di enti pubblici, comportando in definitiva la perdita di migliaia di posti di lavoro, tagli alla sanità e all’istruzione.
Le regioni e le provincie potranno accedere a risorse economiche vendendo il proprio patrimonio demaniale, rendendo felici gli speculatori e i palazzinari, per di più rassicurati dai continui condoni edilizi e fiscali.
Tra le fila dell’opposizione parlamentare si leva la voce del PD che per prendere parte in modo responsabile alla manovra economica vorrebbe vedere oltretutto tassate anche le rendite ed i redditi più alti; l’IDV considera necessari i tagli alla spesa pubblica.
Per giustificarne la condivisione di intenti, tutti si augurano che all’interno della manovra economica, ci sia un accenno agli investimenti dedicati alla “crescita del paese”.
Provvidenziale arriverà il voto di fiducia che darà l’ennesima possibilità alle forze di opposizione di dichiararsi impotenti e alla maggioranza di non avere sorprese.
Sull’altro fronte, della stessa campagna di aggressione sociale, abbiamo l’attacco frontale ai lavoratori; il banco di prova scelto è stato lo stabilimento Fiat di Pomigliano.
La Marcegaglia critica il governo perché vorrebbe una maggiore incisività nel sacrificare lo stato sociale in nome della crisi; portavoce di questa volontà è Marchionne e l’intera dirigenza Fiat.
Riassumendo, il rappresentante della classe imprenditoriale italiana, si è espresso in questi termini: c’è una profonda crisi economica; è necessario essere competitivi sul mercato, quindi dobbiamo avere la possibilità di imporre turni di lavoro massacranti, di sottopagare i lavoratori, di non riconoscere loro ferie e malattie, ed essere liberi di licenziare senza oneri per l’azienda.
Questo è il piano Fiat per il rilancio occupazionale e per il superamento della crisi economica.
La complicità di sindacati al soldo del padrone, partiti politici di varia natura e l’intera macchina mediatica borghese per settimane hanno sottolineato l’importanza del referendum organizzato per dare finalmente mano libera al padronato.
Cosa c’è di meglio di una crisi economica per distruggere lo Statuto dei Lavoratori?
Come la storia del capitalismo ci insegna, qualsiasi conquista prima o poi viene messa in discussione, in un contesto i cui rapporti di forza sono sfavorevoli ai lavoratori.
Ingabbiati in queste logiche parlamentari, filo padronali e confindustriali, i lavoratori non possono aspettarsi nulla di buono.
Proprio come i lavoratori di Pomigliano hanno fatto respingendo il piano Fiat, non bisogna accettare nessun taglio alla spesa pubblica: pensionati e lavoratori non devono sborsare un solo euro per questa manovra.
Pensare che padroni e governo investiranno sulla crescita è un grossolano errore: secondo le fonti dell’Istat si investe solo lo 0,6% del bilancio in ricerca e sviluppo collocando l’Italia all’ultimo posto in Europa.
Di recente, il ministro del lavoro Sacconi, ha proposto un nuovo Statuto del Lavoro per il solito aleatorio inganno, nel quale troppo frequentemente, cadono le forze di sinistra: “Il lavoro è cambiato, bisogna adeguarsi”.
Nella dichiarata intenzione di tutelare i lavoratori atipici, si è costretti ad archiviare l’attuale Statuto dei Lavoratori.
L’intento non è quello di estendere le tutele previste attraverso la legge, ma di modulare i rapporti di lavoro ogni volta in modo individuale: si sta cioè applicando il piano di Confindustria.
La classe padronale, dopo aver intascato enormi profitti per oltre 20 anni, utilizzando un meccanismo basato su debiti ed insolvenze e “giocando d’azzardo” nelle borse, chiede ora ai lavoratori di pagare le sue perdite.
La crisi economica che stiamo subendo ha avuto inizio nell’estate del 2007, e da allora sono stati spesi 2.000 miliardi di dollari per salvare le banche a cui dobbiamo sommare il recente piano per salvare l’euro di 750 miliardi: questi sono tutti soldi pubblici.
Queste manovre graveranno per decenni sulle condizioni di vita di milioni di lavoratori ed è inutile dire che saranno proprio i settori più svantaggiati a pagare il prezzo più alto.
La causa della crisi del capitalismo non è da ricercarsi nelle sue presunte deviazioni, ma nella sua stessa natura. Marx la individuava nel carattere “sociale” della produzione capitalistica che entra in contraddizione con la forma “privata” della proprietà dei mezzi di produzione e con l’appropriazione “privata” del profitto.
Sull’ondata di scioperi che attraversa l’intera Europa, milioni di lavoratori tornano finalmente ad organizzarsi e a diffidare di chi da anni, in nome della stabilità sociale, prosegue una costante erosione dei diritti lavorativi.
Dobbiamo renderci conto che non si tratta di modificare questo o quel provvedimento governativo, ma di mutare l’intera struttura sociale; lo slogan dello sciopero del 5 maggio in Grecia era: “Fmi ed Eu stanno rubando un secolo di progresso sociale“.
La Fiom di Pomigliano denuncia che la campagna contro il referendum si è svolta in un clima, come è facile immaginare, molto difficile. Hanno impedito ai rappresentati sindacali di stare in fabbrica a contatto coi lavoratori per spiegare le proprie ragioni; in quelle rare occasioni in cui sono riusciti a farlo le guardie e i capi stavano sempre addosso. Nonostante ciò il referendum ha detto che le ragioni della Fiom aveva delle basi valide.
Molti non hanno tardato a definire anacronistica queste lotte senza percepire il reale pericolo: non viene compreso che la borghesia vuole rafforzare il proprio status di classe dominante e non vuole rinunciare a nessuno dei propri privilegi. Potere e privilegi della borghesia si edificano sullo sfruttamento della classe lavoratrice.
In questi giorni si sono susseguiti in ogni città d’Italia atti di solidarietà: tanti scioperi sono stati organizzati per amplificare la lotta di Pomigliano, tanti lavoratori in tutto il paese hanno aiutato e aiuteranno per proseguire con sempre più determinazione questa battaglia che si preannuncia essere solo l’inizio di una lunga stagione di lotta.
La sola cosa che potrà interrompere questa spirale di violenza e sfruttamento è la lotta di classe.
Manifestazione CGIL - Ascoli Piceno
Giugno 24th, 2010
25 GIUGNO sciopero della CGIL
Giugno 17th, 2010
25 GIUGNO 2010
SCIOPERO GENERALE DI OTTO ORE
(INTERA GIORNATA PER I DIPENDENTI PUBBLICI E PRIVATI,
4 ORE TRASPORTI PERSONALE VIAGGIANTE E 8 ORE RESTANTE PERSONALE)
CONTRO
La manovra del Governo, con tutta la sua iniquità, si abbatte pesante sulla nostra Regione, sulla sua economia e sulla società e noi abruzzesi paghiamo di più la crisi.
MANIFESTAZIONE REGIONALE A L’AQUILA
Ore 9,30 Concentramento in Viale della Stazione
Ore 12,00 Comizio in Piazza Duomo
INTERVENTI di:
Umberto TRASATTI, Segretario della CGIL L’Aquila
Gianni DI CESARE, Segretario generale CGIL Abruzzo
CONCLUSIONI di
MAURIZIO LANDINI
SEGRETARIO GENERALE FIOM CGIL
Il 12 Giugno la CGIL a ROMA
Giugno 8th, 2010


IO STO CON Emergency - firma l’appello
Aprile 17th, 2010
Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.
Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.
“Hanno dichiarato guerra ad un ospedale”. con queste dure parole Gino
Strada, fondatore di Emergency, ha reagito subito “all’arresto” (sembra più
un prelevamento forzato) dei 3 dipendenti italiani che lavorano nell’ospedale
di Emergency a Laskhar-Gah.
Ora non è il momento delle polemiche, è il momento di sostenere una O.N.G. che in 16 anni ha curato e salvato più di 3 milioni di persone.
E che forse in una zona dell’Afghanistan dove c’è la guerra da
sempre rimane l’unico avamposto di legalità e si “preoccupa” di salvare vite con “VERE MISSIONI DI PACE”, non con gli spot o le armi.
Oggi più che mai è il momento di sostenere Emergency, firmate sul sito WWW.
EMERGENCY.IT l’appello per dare un segnale importante di fiducia.
Matteo,Marco e Matteo subito liberi…
Firmate e fate firmare la petizione IO STO CON EMERGENCY
firma l’appello sul sito di Emergency : http://www.emergency.it/
Contributi per assunzioni e trasformazioni contratti di lavoro
Aprile 7th, 2010
Il 26 marzo, è stato pubblicato sul BURA Speciale n. 13 l’Avviso “Lavorare in Abruzzo”, il Programma che applica gli indirizzi generali per ottimizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie residue del POR Abruzzo Obiettivo 3 - 2000/2006 approvato dalla Giunta regionale con deliberazione
del 25 gennaio 2010, n. 26.
Il progetto, finanziato con circa 20 milioni di euro recuperati presso l’Unione Europea, prevede bonus occupazionali dell’importo di 12 mila euro per assunzioni a tempo indeterminato, incentivi all’apprendistato professionalizzante di importo pari ad 8 mila euro e di 10 mila euro per la stabilizzazione di lavoratori flessibili.
Ai contributi, che svilupperanno poco meno di 2000 contratti di lavoro in Abruzzo, potranno accedere tutti i datori di lavori privati ad eccezione di quelli del settore pesca e produzioni agricole primarie. Una particolare attenzione è stata riservata ai giovani under 30, alle donne, agli over 50 e alle categorie svantaggiate
rispetto ai quali i bonus e gli incentivi saranno aumentati del 25%.
“Lavorare in Abruzzo”, mira a contrastare la crisi occupazionale che la regione sta vivendo, di riflesso a quella mondiale, mediante l´erogazione di aiuti alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Nello specifico il Programma prevede tre diverse tipologie di aiuto:
A) Prima tipologia di aiuto. Incentivi all´assunzione di soggetti disoccupati ed inoccupati con rapporti di lavoro a tempo indeterminato;
B) Seconda tipologia di aiuto. Incentivi all´assunzione mediante il ricorso all´istituto dell´apprendistato professionalizzante ex art. 49, D.Lgs., nr. 276/03;
C) Terza tipologia di aiuto. Incentivi per la trasformazione dei rapporti di lavoro flessibile in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Il luogo di lavoro dei rapporti di lavoro creati a seguito dell´erogazione di tali aiuti dovrà essere ubicato all´interno dei confini geografici della Regione Abruzzo, pena il recupero della somma erogata, fatta
eccezione per i c.d. “cantieri mobili”. Sono previste forme di distacco, conformemente a quanto disposto dall´art. 30, D.Lgs., nr. 276/03 e dai C.C.N.L. di riferimento.
Al fine di velocizzare le procedure di erogazione degli aiuti e di garantire la massima trasparenza nell´esercizio dell´azione amministrativa, verrà istituito, presso la Direzione Politiche Attive del Lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali, uno specifico elenco per ogni tipologia di aiuto, suddiviso in quattro sezioni provinciali.
L´iscrizione in tali elenchi (denominati Elenchi 1, 2 e 3) è riservato alle imprese aventi sede legale e/o operativa in Abruzzo. Le imprese dovranno chiedere, mediante apposita istanza spedita a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, di essere iscritte nella Sezione corrispondente alla Provincia ove hanno la sede legale e/o operativa,
indicando il/i nominativo/i del/dei lavoratore/i da assumere e/o da stabilizzare.
Gli Elenchi 1, 2, e 3 e le relative Sezioni saranno
pubblicati e tenuti costantemente aggiornati sul sito
www.regione.abruzzo.it e sul sito www.abruzzolavoro.com.
NOTA BENE: Le domande devono essere presentate a partire dalle ore 08:00 del diottesimo giorno successivo alla pubblicazione dell’avviso sul BURA, cioè dal 26 marzo. Le istanze saranno valutate a sportello, cioè sulla base
di chi spedisce la domanda prima (fa data il giorno e l’ora di spedizione).
Il Capogruppo del PD in regione
Camillo D’Alessandro
IL LAVORO,LO STATUTO E L’ARTICOLO 18
Aprile 1st, 2010
LO SCIOPERO GENERALE EFFETTUATO DALLA CGIL VENERDI’ 12 MARZO 2010 SUL FISCO, SULL’OCCUPAZIONE E SUI DIRITTI DEI LAVORATORI, MOLTO PARTECIPATO, HA RIMESSO AL CENTRO DEL DIBATTITO POLITICO I TEMI DELLA CRISI ECONOMICA E LE RIPERCUSSIONI SULLE CONDIZIONI REALI DELLA VITA DELLE PERSONE, DELLA CADUTA DEI REDDITI, DELLA PERDITA DEI POSTI DI LAVORO. LARGHI SETTORI DELLE MASSE LAVORATRICI VIVONO IN CONDIZIONI DI GRANDE SOFFERENZA E CON RIDOTTE PROSPETTIVE PER IL FUTURO.
IL TENTATIVO DEL GOVERNO DI DIPINGERE LA CRISI ITALIANA COME IL MENO PEGGIO NEL QUADRO EUROPEO E’ UNA BUGIA ED E’ UNA DRAMMATICA SOTTOVALUTAZIONE DEI SUOI EFFETTI SOCIALI. SI CONTINUA CON L’OTTIMISMO DI MANIERA E SI GUARDA BENE DAL PRENDERE PROVVEDIMENTI FORTI PER AFFRONTARE LA CRISI, PERFINO LA POSSIBILITA’ DI
ALLUNGAMENTO DI SEI MESI DELLA CASSA INTEGRAZIONE SEMBRA NON REALIZZABILE.
COSI’ COME L’ASSENZA DI UNA SERIA POLITICA INDUSTRIALE TROVERA’ IL NOSTRO PAESE DOPO L’USCITA DALLA CRISI CON UN ARRETRAMENTO INDUSTRIALE DI GRANDE RILEVANZA, ACCENTUANDO LA SUA DEBOLEZZA NEI SETTORI NEVRALGICI DELLA PRODUZIONE E DELLA RICERCA E CON UN APPARATO INDUSTRIALE RIDOTTO E FORTEMENTE DELOCALIZZATO.
SE NON SI INTERVIENE SU QUESTO I GIOVANI AVRANNO MENO LAVORO E MENO FUTURO.
DOV’E’ LA CLASSE DIRIGENTE DEL NOSTRO PAESE E DI COSA SI OCCUPA?
LA CRISI MORDE ANCHE NELLA PROVINCIA DI CHIETI E NEL VASTESE. TANTE AZIENDE, GRANDI E PICCOLE, STANNO UTILIZZANDO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, TANTE NON NE HANNO DIRITTO, ALLA FINE NEI PROSSIMI MESI CI TROVEREMO, PURTROPPO, CON CENTINAIA DI LAVORATORI ESPULSI DALLE FABBRICHE DEL TERRITORIO E SENZA PIU’ REDDITO.
SONO NECESSARIE INIZIATIVE DI CONTRASTO ALLA CRISI CHE NELLA PROVINCIA DI CHIETI HA MESSO FUORI DAL CICLO PRODUTTIVO CIRCA 5000 LAVORATRICI E LAVORATORI PRECARI, LASCIANDOLI SENZA NESSUN SOSTENTAMENTO.
SERVONO DELLE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO, UN RUOLO INCISIVO DELLA REGIONE ABRUZZO CHE ALLO STATO NON C’E’ E UN FORTE IMPEGNO DI TUTTE LE ISTITUZIONI AI VARI LIVELLI, NON SOLO NELLA GESTIONE DELLE VERTENZE, MA NELLA PROGRAMMAZIONE DELLO SVILUPPO E DEL LAVORO. COSI’ COME SERVE UN RUOLO PIU’ ETICO DELLE IMPRESE CHE FACCIANO COMPETIZIONE SENZA RIDURRE I DIRITTI DEI LAVORATORI.
RITENGO CHE UN TAVOLO PROVINCIALE CHE AFFRONTI SERIAMENTE I TEMI DELLA CRISI E DELLO SVILUPPO NON SIA PIU’ RINVIABILE.
LO STESSO DISEGNO DI LEGGE 1167-B APPROVATO DAL SENATO CONTIENE UNA NORMA CHE RISCHIA DI CAMBIARE RADICALMENTE IL NOSTRO DIRITTO DEL LAVORO E IL SUO SISTEMA DI GARANZIE. ALTRO CHE MODERNIZZAZIONE DEL PAESE. TALE LEGGE AGGIRANDO LO STATUTO DEI LAVORATORI TENTA DI SOTTRARRE AL GIUDICE DEL LAVORO LA TUTELA DEI LAVORATORI SPINGENDOLI IN MODO COATTO VERSO L’ARBITRATO. IL GIUDIZIO DEGLI ARBITRI NON RISPONDERA’PIU’ ALLA TUTELA PREVISTA DALLE LEGGI, COME IL GIUDICE DEVE FARE,A FAVORE DEI LAVORATORI, CONSIDERATI GIUSTAMENTE PARTE DEBOLE NEL CONTRATTO, MA AD UN GENERICO GIUDIZIO DI EQUITA’ SECONDO LA LORO VALUTAZIONE. IL RICORSO ALL’ARBITRATO IN ALTERNATIVA AL GIUDICE DEL LAVORO DIVENTA COSI’ UNA NORMA-TRAPPOLA CHE SARA’ SOTTOPOSTA AL LAVORATORE NELL’ATTO IN CUI E’ PIU’ RICATTABILE, OVVERO AL MOMENTO IN CUI VIENE ASSUNTO. IN QUESTO MODO LA TUTELA DELL’ART. 18 VIENE ANNULLATA E RESA INAGIBILE. E’ UN CHIARO DISEGNO PER RIPRISTINARE UN POTERE AUTORITARIO E INDISCUTIBILE DEL DATORE DI LAVORO CHE PUNTA A CANCELLARE CENTO ANNI DI LOTTE CON CUI SI E’ CONQUISTATO IL DIRITTO NEL LAVORO. QUESTA LEGGE DEVE SALTARE, ALTRIMENTI I DATORI DI LAVORO, APPROFITTANDO DELLA CONDIZIONE DI DEBOLEZZA DELLE PERSONE IN CERCA DI LAVORO, POTRANNO PORTARE GLI ASPIRANTI LAVORATORI, DAL MOMENTO DELLA STIPULA DI UN CONTRATTO, DAVANTI AD UNA COMMISSIONE DI CERTIFICAZIONE PER FAR LORO SOTTOSCRIVERE CONTRATTI DI ASSUNZIONE IN CUI SARA’ SANCITA SIA LA RINUNCIA ALLA NORMALE AZIONE GIUDIZIARIA CHE L’AFFIDAMENTO AD ARBITRI DELLA RISOLUZIONE DELLE FUTURE CONTROVERSIE. SARANNO COLPITI CON QUESTA LEGGE I LAVORATORI PIU’ DEBOLI CHE SONO LA STRAGRANDE MAGGIORANZA, SOPRATTUTTO QUELLI CON LE QUALIFICHE PIU’ BASSE E COLPIRA’ IN MODO MOLTO DURO I LAVORATORI PRECARI, QUELLI A TERMINE, A PROGETTO, QUELLI SOMMINISTRATI. INOLTRE VA AGGIUNTO CHE L’ART.32 DELLA NUOVA LEGGE INTRODUCE UNA VERA E PROPRIA “CORSA CONTRO IL TEMPO” PER FAR VALERE I PROPRI DIRITTI DAVANTI AD UN GIUDICE. SE IL PROVVEDIMENTO DEL DATORE DI LAVORO NON SARA’ CONTESTATO ENTRO IL TERMINE STRETTISSIMO DI 60 GIORNI, E NON PIU’ DI 5 ANNI, IL DIRITTO DEL LAVORATORE SARA’ CARTA STRACCIA. PER QUESTO SOSTENIAMO CHE I LAVORATORI D’ORA IN POI SARANNO PIU’ SOLI E RICATTABILI.
NELL’ITALIA DI OGGI VI SONO STRATI SOCIALI CHE SI ARRICCHISCONO, MENTRE IL MONDO DEL LAVORO E I SOGGETTI PIU’ DEBOLI PAGANO I COSTI DELLA CRISI. QUESTO NON E’ GIUSTO E LA CGIL DEVE CONTINUARE LA LOTTA PER I DIRITTI, IL LAVORO, LA GIUSTIZIA SOCIALE E L’EQUITA’ FISCALE, ANCHE DA SOLA, PER OFFRIRE AI LAVORATORI COLPITI DALLA CRISI, AI GIOVANI, AI PRECARI UN PUNTO DI RIFERIMENTO DI LOTTA E DI SPERANZA PER CAMBIARE LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO. LA BATTAGLIA DELLA CGIL IN QUESTA FASE E’ L’UNICA POSSIBILE PER DIFENDERE I DIRITTI DEI LAVORATORI E DEL LAVORO. SE A LIVELLO TERRITORIALE RIUSCIAMO A FARE BATTAGLIE UNITARIE, MI AUGURO CHE ANCHE A LIVELLO NAZIONALE CISL E UIL SI RAVVEDINO E SI PRODUCANO INIZIATIVE DI LOTTA UNITARIE PER TUTELARE I LAVORATORI E DIFENDERE I DIRITTI CONQUISTATI INSIEME NEGLI ULTIMI 50 ANNI, SENZA RINCORRERE PSEUDO INNOVAZIONI E MODERNISMI VELLEITARI CHE RAFFORZANO IL RUOLO DELL’IMPRESA A DANNO DEI DIRITTI DEL LAVORATORE E DEL LAVORO.
VASTO, lì 01-04 2010
Mario Codagnone FIOM CGIL
L’8×100 La Distribuzione del Gettito
Febbraio 15th, 2010
Dopo lo scoppio dello scandalo della Protezione Civile Spa, iniziamo a chiederci se il volontariato in Italia sia mosso da vero spirito altruista o dalla solita spietata logica degli affari.
Parlare di religione implica usare un certo rispetto che in altre materie non è richiesto; mettere in dubbio il sacro spirito dell’assistenzialismo cattolico potrebbe sfociare nella blasfemia…ma…
…ma considerando che noi tutti paghiamo le tasse, quindi non stiamo parlando di trascendenza ma di puro e vile denaro verso il quale i religiosi tanto si accaniscono per appropriarsene… sicuramente per liberare noi peccatori delle sue tentazioni.
Il Ministero delle Finanze, già restìo a fornire statistiche in merito (comunica i dati alle sole confessioni religiose, che ne danno notizia con estrema riluttanza), è peraltro estremamente lento nel diffondere i dati.
Le ultime comunicazioni ufficiali e definitive si riferiscono incredibilmente alle dichiarazioni dei redditi del 2003 (redditi 2002).
Questa la distribuzione:
89,16% Chiesa Cattolica
8,38% Stato
0,55% Valdesi
0,39% Comunità Ebraiche
0,27% Luterani
0,22% Avventisti del settimo giorno
0,07% Assemblee di Dio in Italia
Si noti che, in tale occasione, su oltre trenta milioni di contribuenti solamente il 39,52% ha espresso un’opzione: solo il 35,24% della popolazione, quindi, ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica.
Per dare un’idea dell’enormità della cifra corrisposta grazie a questo meccanismo, la Conferenza Episcopale ha disposto nel 2006 di contributi per 930 milioni di euro.
Per chi vuole approfondire: http://www.petizionionline.it/petizione/aboliamo-lart-47-della-legge-222-85/565