“E’ l’ora dei sacrifici” oppure “Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.
Con queste parole si giustifica l’attacco allo stato sociale e ai diritti dei lavoratori.
La classe dirigente, dopo aver preparato una manovra economica da 24 miliardi di euro, è restata nell’ombra a guardare la reazione dei lavoratori Fiat a Pomigliano alle prese con il referendum.
Con la manovra finanziaria si attacca frontalmente lo stato sociale bloccando i contratti del pubblico impiego, licenziando metà dei dipendenti a tempo determinato nelle amministrazioni pubbliche, negando finanziamenti a centinaia di enti pubblici, comportando in definitiva la perdita di migliaia di posti di lavoro, tagli alla sanità e all’istruzione.
Le regioni e le provincie potranno accedere a risorse economiche vendendo il proprio patrimonio demaniale, rendendo felici gli speculatori e i palazzinari, per di più rassicurati dai continui condoni edilizi e fiscali.
Tra le fila dell’opposizione parlamentare si leva la voce del PD che per prendere parte in modo responsabile alla manovra economica vorrebbe vedere oltretutto tassate anche le rendite ed i redditi più alti; l’IDV considera necessari i tagli alla spesa pubblica.
Per giustificarne la condivisione di intenti, tutti si augurano che all’interno della manovra economica, ci sia un accenno agli investimenti dedicati alla “crescita del paese”.
Provvidenziale arriverà il voto di fiducia che darà l’ennesima possibilità alle forze di opposizione di dichiararsi impotenti e alla maggioranza di non avere sorprese.
Sull’altro fronte, della stessa campagna di aggressione sociale, abbiamo l’attacco frontale ai lavoratori; il banco di prova scelto è stato lo stabilimento Fiat di Pomigliano.
La Marcegaglia critica il governo perché vorrebbe una maggiore incisività nel sacrificare lo stato sociale in nome della crisi; portavoce di questa volontà è Marchionne e l’intera dirigenza Fiat.
Riassumendo, il rappresentante della classe imprenditoriale italiana, si è espresso in questi termini: c’è una profonda crisi economica; è necessario essere competitivi sul mercato, quindi dobbiamo avere la possibilità di imporre turni di lavoro massacranti, di sottopagare i lavoratori, di non riconoscere loro ferie e malattie, ed essere liberi di licenziare senza oneri per l’azienda.
Questo è il piano Fiat per il rilancio occupazionale e per il superamento della crisi economica.
La complicità di sindacati al soldo del padrone, partiti politici di varia natura e l’intera macchina mediatica borghese per settimane hanno sottolineato l’importanza del referendum organizzato per dare finalmente mano libera al padronato.
Cosa c’è di meglio di una crisi economica per distruggere lo Statuto dei Lavoratori?
Come la storia del capitalismo ci insegna, qualsiasi conquista prima o poi viene messa in discussione, in un contesto i cui rapporti di forza sono sfavorevoli ai lavoratori.
Ingabbiati in queste logiche parlamentari, filo padronali e confindustriali, i lavoratori non possono aspettarsi nulla di buono.
Proprio come i lavoratori di Pomigliano hanno fatto respingendo il piano Fiat, non bisogna accettare nessun taglio alla spesa pubblica: pensionati e lavoratori non devono sborsare un solo euro per questa manovra.
Pensare che padroni e governo investiranno sulla crescita è un grossolano errore: secondo le fonti dell’Istat si investe solo lo 0,6% del bilancio in ricerca e sviluppo collocando l’Italia all’ultimo posto in Europa.
Di recente, il ministro del lavoro Sacconi, ha proposto un nuovo Statuto del Lavoro per il solito aleatorio inganno, nel quale troppo frequentemente, cadono le forze di sinistra: “Il lavoro è cambiato, bisogna adeguarsi”.
Nella dichiarata intenzione di tutelare i lavoratori atipici, si è costretti ad archiviare l’attuale Statuto dei Lavoratori.
L’intento non è quello di estendere le tutele previste attraverso la legge, ma di modulare i rapporti di lavoro ogni volta in modo individuale: si sta cioè applicando il piano di Confindustria.
La classe padronale, dopo aver intascato enormi profitti per oltre 20 anni, utilizzando un meccanismo basato su debiti ed insolvenze e “giocando d’azzardo” nelle borse, chiede ora ai lavoratori di pagare le sue perdite.
La crisi economica che stiamo subendo ha avuto inizio nell’estate del 2007, e da allora sono stati spesi 2.000 miliardi di dollari per salvare le banche a cui dobbiamo sommare il recente piano per salvare l’euro di 750 miliardi: questi sono tutti soldi pubblici.
Queste manovre graveranno per decenni sulle condizioni di vita di milioni di lavoratori ed è inutile dire che saranno proprio i settori più svantaggiati a pagare il prezzo più alto.
La causa della crisi del capitalismo non è da ricercarsi nelle sue presunte deviazioni, ma nella sua stessa natura. Marx la individuava nel carattere “sociale” della produzione capitalistica che entra in contraddizione con la forma “privata” della proprietà dei mezzi di produzione e con l’appropriazione “privata” del profitto.
Sull’ondata di scioperi che attraversa l’intera Europa, milioni di lavoratori tornano finalmente ad organizzarsi e a diffidare di chi da anni, in nome della stabilità sociale, prosegue una costante erosione dei diritti lavorativi.
Dobbiamo renderci conto che non si tratta di modificare questo o quel provvedimento governativo, ma di mutare l’intera struttura sociale; lo slogan dello sciopero del 5 maggio in Grecia era: “Fmi ed Eu stanno rubando un secolo di progresso sociale“.
La Fiom di Pomigliano denuncia che la campagna contro il referendum si è svolta in un clima, come è facile immaginare, molto difficile. Hanno impedito ai rappresentati sindacali di stare in fabbrica a contatto coi lavoratori per spiegare le proprie ragioni; in quelle rare occasioni in cui sono riusciti a farlo le guardie e i capi stavano sempre addosso. Nonostante ciò il referendum ha detto che le ragioni della Fiom aveva delle basi valide.
Molti non hanno tardato a definire anacronistica queste lotte senza percepire il reale pericolo: non viene compreso che la borghesia vuole rafforzare il proprio status di classe dominante e non vuole rinunciare a nessuno dei propri privilegi. Potere e privilegi della borghesia si edificano sullo sfruttamento della classe lavoratrice.
In questi giorni si sono susseguiti in ogni città d’Italia atti di solidarietà: tanti scioperi sono stati organizzati per amplificare la lotta di Pomigliano, tanti lavoratori in tutto il paese hanno aiutato e aiuteranno per proseguire con sempre più determinazione questa battaglia che si preannuncia essere solo l’inizio di una lunga stagione di lotta.
La sola cosa che potrà interrompere questa spirale di violenza e sfruttamento è la lotta di classe.
Manifestazione CGIL - Ascoli Piceno
Giugno 24th, 2010
Lavorare in Val Vibrata
Giugno 18th, 2010
La crisi occupazionale, come una bestia ancestrale delle più terribili, morde il nostro territorio come non mai.
Una crisi che per la Val Vibrata ha radici molto più profonde e parte non da quella che è stata per tutti la crisi economica di statunitensi memorie, ma dalle nuove leggi, o meglio, dalla “deregulation” che il mercato ha imposto su base mondiale e globale dalla metà degli anni ‘90.
Di crisi dalle nostre parti se ne parla già da parecchio tempo; possiamo simbolicamente dire che il nostro sistema economico e produttivo è entrato nel tunnel nei primissimi anni del nuovo millennio.
E la crisi mondiale che oggi investe tutti è stata per noi solo la mazzata finale a un sistema già martoriato da tempo.
All’inizio ci fu la crisi delle piccole e medie imprese manifatturiere vibratiane, sfiancate da una concorrenza per molti versi sleale da parte di imprese di mercati esteri emergenti.
A questo punto le nostre imprese si sono trovate a un bivio e sono state messe nelle condizioni di scegliere: o investire in ricerca e innovazione, garantendo prodotti di qualità migliore, o giocare sullo stesso terreno delle contendenti.
Vi lascio indovinare quale è stata la scelta per tante e troppe imprese.
Per molti sembrava più conveniente allearsi con il diavolo invece di combatterlo.
E allora via a una corsa senza freni verso una vera e propria “prostituzione intellettuale del made in italy”.
Il giochino era semplice e funzionava così (e funziona anche oggi per molte realtà):
Obiettivo: Realizzare lo stesso prodotto venduto allo stesso prezzo con spese minori che vengono tramutate in profitto. Come?
-
Risparmiando sulla scelta dei materiali utilizzati (in barba all’innovazione e al miglioramento della qualità del prodotto);
-
Risparmiando sulla manodopera (che per il manifatturiero è uno dei titoli di spesa più oneroso) subappaltando commesse e intere produzioni a cottimisti extracomunitari che lavorano molto, troppo spesso in laboratori senza il rispetto delle minime regole contrattuali e relative alla sicurezza.
Il punto 2 si è successivamente raffinato spostando l’intera produzione direttamente in quegli stati extraeuropei da dove arrivava la manodopera a basso costo, riducendo gli stabilimenti italiani a semplici uffici di controllo della qualità e di sostituzione delle targhette di produzione.
Da queste acute e lungimiranti scelte imprenditoriali sono nati i problemi del nostro territorio: sensibile diminuzione del potere di acquisto di tutti i vibratiani, disoccupazione.
Il resto lo ha fatto la crisi mondiale mettendo nel calderone delle restrizioni anche quelle piccole e medie imprese guidate da persone serie che invece di cercare la strada più facile hanno scelto di perseguire la strada più giusta cercando di investire e migliorare così la qualità del proprio prodotto.
Imprenditori seri che si sono ritrovati la porta sbattuta in faccia da tutte le banche dalle quali cercavano un aiuto finanziario per andare avanti nel breve periodo.
Non è un caso che con tali premesse la nostra valle, ma anche la Val Tronto, sia stata travolta dalla crisi industriale. Molte aziende di medie dimensioni si sono viste diminuire i loro introiti a causa della carenza di commesse, creando un “effetto domino” sulle piccole aziende, in gran parte terziste.
La situazione internazionale ha fatto si che alcune multinazionali ridimensionassero i loro stabilimenti fino ad arrivare in alcuni casi alla chiusura.
Basti pensare alla Val Tronto: Manuli, Samp sistemi, Ykk, Novico… tutte grandi aziende con centinaia di lavoratori impiegati fino a qualche anno fa: la loro chiusura o ridimensionamento hanno conseguenze disastrose anche per la Val Vibrata, sia per i lavoratori direttamente impiegati, sia per le ditte dell’indotto.
Aggiungiamo anche la difficoltà dei privati ad avere un sostegno dal pubblico: si ha l’impressione che le amministrazioni statali non posseggano strumenti adeguati per affrontare in maniera efficiente e rapida la crisi industriale.
Il risultato di tutto ciò è stato lo sgradevole record ottenuto dalla provincia di Teramo, oggi prima provincia d’Italia per quanto riguarda l’aumento delle ore di cassa integrazione: Teramo (+431,5 %).
Questa realtà la pagano ovviamente i soliti: I giovani che si vedono sempre più ridurre le offerte di lavoro e quando ce ne sono spesso sono in nero; le famiglie il cui reddito scende e con esso la possibilità di pagare la miriade di servizi indispensabili (spese per i figli, la casa, l’auto….);i disabili che hanno necessità di assistenza; i meno abbienti; gli enti locali che hanno sempre meno soldi da destinare ai servizi sociali; gli extracomunitari i primi a cadere nel lavoro nero.
Quello che veramente si dovrebbe fare è lavorare su politiche destinate alla crescita.
Anche se sembra una eresia in questo periodo di crisi mondiale, l’unico modo per uscire da questo vortice è fare un salto in avanti nel nostro modo di pianificare il futuro.
Stiamo parlando della creazione di politiche che aggreghino le varie realtà economiche locali presentandosi al mondo insieme, permettendo alle aziende di far crescere l’innovazione che possono dare i giovani e sostenendo con soldi veri e piani di rilancio i settori in crisi.
LIBERTA’ DI VOLARE
25 GIUGNO sciopero della CGIL
Giugno 17th, 2010
25 GIUGNO 2010
SCIOPERO GENERALE DI OTTO ORE
(INTERA GIORNATA PER I DIPENDENTI PUBBLICI E PRIVATI,
4 ORE TRASPORTI PERSONALE VIAGGIANTE E 8 ORE RESTANTE PERSONALE)
CONTRO
La manovra del Governo, con tutta la sua iniquità, si abbatte pesante sulla nostra Regione, sulla sua economia e sulla società e noi abruzzesi paghiamo di più la crisi.
MANIFESTAZIONE REGIONALE A L’AQUILA
Ore 9,30 Concentramento in Viale della Stazione
Ore 12,00 Comizio in Piazza Duomo
INTERVENTI di:
Umberto TRASATTI, Segretario della CGIL L’Aquila
Gianni DI CESARE, Segretario generale CGIL Abruzzo
CONCLUSIONI di
MAURIZIO LANDINI
SEGRETARIO GENERALE FIOM CGIL
Il 12 Giugno la CGIL a ROMA
Giugno 8th, 2010


A Controguerra il PD parla di lavoro
Aprile 23rd, 2010

Contributi per assunzioni e trasformazioni contratti di lavoro
Aprile 7th, 2010
Il 26 marzo, è stato pubblicato sul BURA Speciale n. 13 l’Avviso “Lavorare in Abruzzo”, il Programma che applica gli indirizzi generali per ottimizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie residue del POR Abruzzo Obiettivo 3 - 2000/2006 approvato dalla Giunta regionale con deliberazione
del 25 gennaio 2010, n. 26.
Il progetto, finanziato con circa 20 milioni di euro recuperati presso l’Unione Europea, prevede bonus occupazionali dell’importo di 12 mila euro per assunzioni a tempo indeterminato, incentivi all’apprendistato professionalizzante di importo pari ad 8 mila euro e di 10 mila euro per la stabilizzazione di lavoratori flessibili.
Ai contributi, che svilupperanno poco meno di 2000 contratti di lavoro in Abruzzo, potranno accedere tutti i datori di lavori privati ad eccezione di quelli del settore pesca e produzioni agricole primarie. Una particolare attenzione è stata riservata ai giovani under 30, alle donne, agli over 50 e alle categorie svantaggiate
rispetto ai quali i bonus e gli incentivi saranno aumentati del 25%.
“Lavorare in Abruzzo”, mira a contrastare la crisi occupazionale che la regione sta vivendo, di riflesso a quella mondiale, mediante l´erogazione di aiuti alla creazione di nuovi posti di lavoro.
Nello specifico il Programma prevede tre diverse tipologie di aiuto:
A) Prima tipologia di aiuto. Incentivi all´assunzione di soggetti disoccupati ed inoccupati con rapporti di lavoro a tempo indeterminato;
B) Seconda tipologia di aiuto. Incentivi all´assunzione mediante il ricorso all´istituto dell´apprendistato professionalizzante ex art. 49, D.Lgs., nr. 276/03;
C) Terza tipologia di aiuto. Incentivi per la trasformazione dei rapporti di lavoro flessibile in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
Il luogo di lavoro dei rapporti di lavoro creati a seguito dell´erogazione di tali aiuti dovrà essere ubicato all´interno dei confini geografici della Regione Abruzzo, pena il recupero della somma erogata, fatta
eccezione per i c.d. “cantieri mobili”. Sono previste forme di distacco, conformemente a quanto disposto dall´art. 30, D.Lgs., nr. 276/03 e dai C.C.N.L. di riferimento.
Al fine di velocizzare le procedure di erogazione degli aiuti e di garantire la massima trasparenza nell´esercizio dell´azione amministrativa, verrà istituito, presso la Direzione Politiche Attive del Lavoro, Formazione ed Istruzione, Politiche Sociali, uno specifico elenco per ogni tipologia di aiuto, suddiviso in quattro sezioni provinciali.
L´iscrizione in tali elenchi (denominati Elenchi 1, 2 e 3) è riservato alle imprese aventi sede legale e/o operativa in Abruzzo. Le imprese dovranno chiedere, mediante apposita istanza spedita a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, di essere iscritte nella Sezione corrispondente alla Provincia ove hanno la sede legale e/o operativa,
indicando il/i nominativo/i del/dei lavoratore/i da assumere e/o da stabilizzare.
Gli Elenchi 1, 2, e 3 e le relative Sezioni saranno
pubblicati e tenuti costantemente aggiornati sul sito
www.regione.abruzzo.it e sul sito www.abruzzolavoro.com.
NOTA BENE: Le domande devono essere presentate a partire dalle ore 08:00 del diottesimo giorno successivo alla pubblicazione dell’avviso sul BURA, cioè dal 26 marzo. Le istanze saranno valutate a sportello, cioè sulla base
di chi spedisce la domanda prima (fa data il giorno e l’ora di spedizione).
Il Capogruppo del PD in regione
Camillo D’Alessandro
IL LAVORO,LO STATUTO E L’ARTICOLO 18
Aprile 1st, 2010
LO SCIOPERO GENERALE EFFETTUATO DALLA CGIL VENERDI’ 12 MARZO 2010 SUL FISCO, SULL’OCCUPAZIONE E SUI DIRITTI DEI LAVORATORI, MOLTO PARTECIPATO, HA RIMESSO AL CENTRO DEL DIBATTITO POLITICO I TEMI DELLA CRISI ECONOMICA E LE RIPERCUSSIONI SULLE CONDIZIONI REALI DELLA VITA DELLE PERSONE, DELLA CADUTA DEI REDDITI, DELLA PERDITA DEI POSTI DI LAVORO. LARGHI SETTORI DELLE MASSE LAVORATRICI VIVONO IN CONDIZIONI DI GRANDE SOFFERENZA E CON RIDOTTE PROSPETTIVE PER IL FUTURO.
IL TENTATIVO DEL GOVERNO DI DIPINGERE LA CRISI ITALIANA COME IL MENO PEGGIO NEL QUADRO EUROPEO E’ UNA BUGIA ED E’ UNA DRAMMATICA SOTTOVALUTAZIONE DEI SUOI EFFETTI SOCIALI. SI CONTINUA CON L’OTTIMISMO DI MANIERA E SI GUARDA BENE DAL PRENDERE PROVVEDIMENTI FORTI PER AFFRONTARE LA CRISI, PERFINO LA POSSIBILITA’ DI
ALLUNGAMENTO DI SEI MESI DELLA CASSA INTEGRAZIONE SEMBRA NON REALIZZABILE.
COSI’ COME L’ASSENZA DI UNA SERIA POLITICA INDUSTRIALE TROVERA’ IL NOSTRO PAESE DOPO L’USCITA DALLA CRISI CON UN ARRETRAMENTO INDUSTRIALE DI GRANDE RILEVANZA, ACCENTUANDO LA SUA DEBOLEZZA NEI SETTORI NEVRALGICI DELLA PRODUZIONE E DELLA RICERCA E CON UN APPARATO INDUSTRIALE RIDOTTO E FORTEMENTE DELOCALIZZATO.
SE NON SI INTERVIENE SU QUESTO I GIOVANI AVRANNO MENO LAVORO E MENO FUTURO.
DOV’E’ LA CLASSE DIRIGENTE DEL NOSTRO PAESE E DI COSA SI OCCUPA?
LA CRISI MORDE ANCHE NELLA PROVINCIA DI CHIETI E NEL VASTESE. TANTE AZIENDE, GRANDI E PICCOLE, STANNO UTILIZZANDO GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, TANTE NON NE HANNO DIRITTO, ALLA FINE NEI PROSSIMI MESI CI TROVEREMO, PURTROPPO, CON CENTINAIA DI LAVORATORI ESPULSI DALLE FABBRICHE DEL TERRITORIO E SENZA PIU’ REDDITO.
SONO NECESSARIE INIZIATIVE DI CONTRASTO ALLA CRISI CHE NELLA PROVINCIA DI CHIETI HA MESSO FUORI DAL CICLO PRODUTTIVO CIRCA 5000 LAVORATRICI E LAVORATORI PRECARI, LASCIANDOLI SENZA NESSUN SOSTENTAMENTO.
SERVONO DELLE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO, UN RUOLO INCISIVO DELLA REGIONE ABRUZZO CHE ALLO STATO NON C’E’ E UN FORTE IMPEGNO DI TUTTE LE ISTITUZIONI AI VARI LIVELLI, NON SOLO NELLA GESTIONE DELLE VERTENZE, MA NELLA PROGRAMMAZIONE DELLO SVILUPPO E DEL LAVORO. COSI’ COME SERVE UN RUOLO PIU’ ETICO DELLE IMPRESE CHE FACCIANO COMPETIZIONE SENZA RIDURRE I DIRITTI DEI LAVORATORI.
RITENGO CHE UN TAVOLO PROVINCIALE CHE AFFRONTI SERIAMENTE I TEMI DELLA CRISI E DELLO SVILUPPO NON SIA PIU’ RINVIABILE.
LO STESSO DISEGNO DI LEGGE 1167-B APPROVATO DAL SENATO CONTIENE UNA NORMA CHE RISCHIA DI CAMBIARE RADICALMENTE IL NOSTRO DIRITTO DEL LAVORO E IL SUO SISTEMA DI GARANZIE. ALTRO CHE MODERNIZZAZIONE DEL PAESE. TALE LEGGE AGGIRANDO LO STATUTO DEI LAVORATORI TENTA DI SOTTRARRE AL GIUDICE DEL LAVORO LA TUTELA DEI LAVORATORI SPINGENDOLI IN MODO COATTO VERSO L’ARBITRATO. IL GIUDIZIO DEGLI ARBITRI NON RISPONDERA’PIU’ ALLA TUTELA PREVISTA DALLE LEGGI, COME IL GIUDICE DEVE FARE,A FAVORE DEI LAVORATORI, CONSIDERATI GIUSTAMENTE PARTE DEBOLE NEL CONTRATTO, MA AD UN GENERICO GIUDIZIO DI EQUITA’ SECONDO LA LORO VALUTAZIONE. IL RICORSO ALL’ARBITRATO IN ALTERNATIVA AL GIUDICE DEL LAVORO DIVENTA COSI’ UNA NORMA-TRAPPOLA CHE SARA’ SOTTOPOSTA AL LAVORATORE NELL’ATTO IN CUI E’ PIU’ RICATTABILE, OVVERO AL MOMENTO IN CUI VIENE ASSUNTO. IN QUESTO MODO LA TUTELA DELL’ART. 18 VIENE ANNULLATA E RESA INAGIBILE. E’ UN CHIARO DISEGNO PER RIPRISTINARE UN POTERE AUTORITARIO E INDISCUTIBILE DEL DATORE DI LAVORO CHE PUNTA A CANCELLARE CENTO ANNI DI LOTTE CON CUI SI E’ CONQUISTATO IL DIRITTO NEL LAVORO. QUESTA LEGGE DEVE SALTARE, ALTRIMENTI I DATORI DI LAVORO, APPROFITTANDO DELLA CONDIZIONE DI DEBOLEZZA DELLE PERSONE IN CERCA DI LAVORO, POTRANNO PORTARE GLI ASPIRANTI LAVORATORI, DAL MOMENTO DELLA STIPULA DI UN CONTRATTO, DAVANTI AD UNA COMMISSIONE DI CERTIFICAZIONE PER FAR LORO SOTTOSCRIVERE CONTRATTI DI ASSUNZIONE IN CUI SARA’ SANCITA SIA LA RINUNCIA ALLA NORMALE AZIONE GIUDIZIARIA CHE L’AFFIDAMENTO AD ARBITRI DELLA RISOLUZIONE DELLE FUTURE CONTROVERSIE. SARANNO COLPITI CON QUESTA LEGGE I LAVORATORI PIU’ DEBOLI CHE SONO LA STRAGRANDE MAGGIORANZA, SOPRATTUTTO QUELLI CON LE QUALIFICHE PIU’ BASSE E COLPIRA’ IN MODO MOLTO DURO I LAVORATORI PRECARI, QUELLI A TERMINE, A PROGETTO, QUELLI SOMMINISTRATI. INOLTRE VA AGGIUNTO CHE L’ART.32 DELLA NUOVA LEGGE INTRODUCE UNA VERA E PROPRIA “CORSA CONTRO IL TEMPO” PER FAR VALERE I PROPRI DIRITTI DAVANTI AD UN GIUDICE. SE IL PROVVEDIMENTO DEL DATORE DI LAVORO NON SARA’ CONTESTATO ENTRO IL TERMINE STRETTISSIMO DI 60 GIORNI, E NON PIU’ DI 5 ANNI, IL DIRITTO DEL LAVORATORE SARA’ CARTA STRACCIA. PER QUESTO SOSTENIAMO CHE I LAVORATORI D’ORA IN POI SARANNO PIU’ SOLI E RICATTABILI.
NELL’ITALIA DI OGGI VI SONO STRATI SOCIALI CHE SI ARRICCHISCONO, MENTRE IL MONDO DEL LAVORO E I SOGGETTI PIU’ DEBOLI PAGANO I COSTI DELLA CRISI. QUESTO NON E’ GIUSTO E LA CGIL DEVE CONTINUARE LA LOTTA PER I DIRITTI, IL LAVORO, LA GIUSTIZIA SOCIALE E L’EQUITA’ FISCALE, ANCHE DA SOLA, PER OFFRIRE AI LAVORATORI COLPITI DALLA CRISI, AI GIOVANI, AI PRECARI UN PUNTO DI RIFERIMENTO DI LOTTA E DI SPERANZA PER CAMBIARE LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO. LA BATTAGLIA DELLA CGIL IN QUESTA FASE E’ L’UNICA POSSIBILE PER DIFENDERE I DIRITTI DEI LAVORATORI E DEL LAVORO. SE A LIVELLO TERRITORIALE RIUSCIAMO A FARE BATTAGLIE UNITARIE, MI AUGURO CHE ANCHE A LIVELLO NAZIONALE CISL E UIL SI RAVVEDINO E SI PRODUCANO INIZIATIVE DI LOTTA UNITARIE PER TUTELARE I LAVORATORI E DIFENDERE I DIRITTI CONQUISTATI INSIEME NEGLI ULTIMI 50 ANNI, SENZA RINCORRERE PSEUDO INNOVAZIONI E MODERNISMI VELLEITARI CHE RAFFORZANO IL RUOLO DELL’IMPRESA A DANNO DEI DIRITTI DEL LAVORATORE E DEL LAVORO.
VASTO, lì 01-04 2010
Mario Codagnone FIOM CGIL
Su Villa Pini
Febbraio 2nd, 2010

Pescara, 31 gennaio2010
COMUNICATO STAMPA
Oggetto: Commissariamento gruppo Villa Pini.
E’ indubbiamente apprezzabile che il Commissario Cosentino, appena nominato, si sia attivato nei confronti della Giunta Regionale e, nel giro di 24 ore, abbia convocato i sindacati per illustrare e definire il percorso che permetterà l’erogazione della cassa integrazione in deroga ai lavoratori della Clinica Villa Pini srl ( Clinica, Centro di Riabilitazione ad Alta Intensità, strutture psichiatriche).
Si sono così poste le condizioni minime indispensabile per restituire un minimo di serenità ai lavoratori.
Restano aperte, però, numerose e importanti questioni:
1)l’esclusione dal commissariamento giudiziario delle altre strutture del Gruppo non consente, per quest’ ultime, la dichiarazione dello stato di crisi da parte del Commissario e quindi il ricorso alla cassa integrazione in deroga; ci si augura che, a questo punto, Chiara Angelini accolga l’invito che il Commissario le rivolgerà di chiedere la cassa integrazione in deroga per le società di cui è ancora titolare;
2)occorre garantire il pagamento degli stipendi per quei lavoratori della clinica commissariata che dovranno continuare ad assistere i pazienti ancora ricoverati (37 pazienti nel CDR) e per i quali non ci sono strutture pubbliche idonee ad accoglierli;
3)occorre al più presto pagare tutti gli stipendi arretrati;
4)da affrontare e risolvere la condizione particolare dei dipendenti dei Centri San.Stef.AR, che sono tenuti a garantire i trattamenti di riabilitazione ancora in essere, ma sono senza stipendio e senza possibilità di fruire della cassa integrazione in deroga (anche se fosse richiesta dalla proprietà proprio perchè non possono essere sospesi i trattamenti in essere), fino a quando non sarà deciso il loro futuro e quello dei pazienti in trattamento .
5)Infine, c’è il problema complessivo del futuro dell’Azienda, dei posti di lavoro e dell’assistenza erogata.
Certo, l’udienza fallimentare del 9 febbraio potrà fare chiarezza sulle prospettive future, ma resta centrale il ruolo della Regione sia per l’immediato che per il futuro. Perciò, chiediamo che, a partire da lunedì, la Regione operi con il massimo di capacità decisionale e risolutiva per:
1)approvare velocemente la cassa integrazione in deroga per quei lavoratori che ne hanno titolo;
2)verificare e garantire, in sinergia con il Commissario, la disponibilità delle risorse economiche certificate dalle ASL per assicurare la retribuzione ai lavoratori della Clinica Villa Pini che dovranno continuare ad assistere i pazienti ricoverati ed a tutti gli altri dipendenti che dovessero trovarsi nelle stesse condizioni, qualora (cosa auspicabile) venga decisa dal Tribunale l’amministrazione straordinaria per tutto il Gruppo Villa Pini;
Per i lavoratori del San Stef Ar, ci aspettiamo risoluzioni chiare dalla riunione di martedì prossimo con l’assessore Venturoni, la dott.ssa Baraldi, i direttori generali delle ASL.
Pretendiamo impegni chiari sul futuro dei pazienti e dei lavoratori.
L’assessore ha più volte affermato (da ultimo intervenendo nell’assemblea sindacale del 29 gennaio)
che le soluzioni possibili sono: presa in carico da parte delle ASL dei pazienti e del personale; appalto del servizio.
Attendiamo risposte sugli impegni già presi, in particolare dalla dott.ssa Baraldi, anche per il futuro degli operatori psichiatrici.
Riabilitazione e Psichiatria rappresentano due campi d’intervento e di opportunità ottimali, da parte della Regione, per garantire appropriatezza nell’assistenza, risparmi di risorse economiche e valorizzazione di quelle umane.
Angela Scottu
Segretaria Regionale
Responsabile Dip.to Sanità CGIL
Proposta del PD per i fondi FAS negati alla Val Vibrata
Dicembre 4th, 2009
La proposta (presentata ai consigli comunali della vallata), redatta da Di Luca e Ruffini, riguarda il fatto che nella programmazione dei Fondi FAS (i fondi europei per lo sviluppo) la Val Vibrata è stata lasciata fuori del tutto, e vista la crisi che attraversiamo (occupazionale ed economica) si chiede quindi una riprogrammazione.
Ordine del Giorno
Oggetto: Programmazione fondi FAS- Comuni Val Vibrata.
Il Consiglio comunale
Premesso che,
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con la Delibera CIPE 166/07 pubblicata nel giugno 2008 previa approvazione da parte della Commissione Europea, sono stati programmati per il ciclo 2007/2013 i fondi FAS (Fondi per le aree sottoutilizzate) per un importo di 63.273 milioni di euro;
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con la manovra finanziaria 2008 vengono sottratti ai FAS fondi per le infrastrutture e per gli ammortizzatori sociali a direzione del Governo Centrale, per cui alle Regioni restano 53.874 milioni di euro;
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alla Regione Abruzzo vengono destinati 854.5 milioni di euro cioè pari al 4.73% della quota del Mezzogiorno;
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la Giunta regionale ha predisposto in data 20.10.2009 la Bozza del “Programma Attrattivo Regionale” dei fondi FAS per il periodo 2007/2013;
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la suddetta Bozza è attualmente oggetto di discussione tra la Regione e le parti sociali;
Premesso altresì che,
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il Consiglio Regionale d’Abruzzo nella seduta straordinaria del 21.07.2009 ha approvato all’unanimità un documento con il quale sono stati assunti da parte della Regione Abruzzo una serie di impegni per la salvaguardia e lo sviluppo dell’economia della Valle Peligna. Il documento si riferisce all’Accordo di programma di cui al Protocollo d’intesa del 20.02.2008, tra la Regione Abruzzo e il Ministero per lo Sviluppo Economico;
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il Consiglio Regionale d’Abruzzo nella seduta straordinaria del 22.10.2009 ha approvato all’unanimità un documento con il quale sono stati assunti da parte della Regione Abruzzo una serie di impegni per la salvaguardia e lo sviluppo dell’economia della Val Vibrata. Il documento si riferisce al protocollo d’intesa “Vibrata-Tronto” siglato il 27 marzo 2008 con il Ministero dello Sviluppo Economico;
Rilevato che
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con la Bozza del Programma Attuattivo dei FAS del 20.10.2009 è stato previsto, in attuazione della delibera del Consiglio Regionale del 21.07.2009 e dell’Accordo tra il Ministero per lo Sviluppo Economico e la Regione Abruzzo del 20.02.2008, un finanziamento di 20 milioni di euro per lo sviluppo della Valle Peligna;
-
per la Val Vibrata, in attuazione della delibera del Consiglio Regionale del 22.10.2009, non è stato previsto nessun finanziamento;
Considerato che
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gli impegni assunti dalla Regione Abruzzo con il documento del 22.10.2009 riguardano soprattutto l’utilizzo dei fondi FAS per il rilancio economico,lavorativo e sociale della Val Vibrata, prevedendo di intervenire nei settori del tessile-abbigliamento-calzaturiero, pellame e cuoio, metalmeccanico, con particolare attenzione al polo del carbonio, all’agroalimentare e al settore legno,
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che la Val Vibrata sta attraversando un duro momento caratterizzato da condizioni di instabilità economiche che stanno producendo un numero elevato di lavoratori disoccupati, un forte ricorso delle imprese alla cassa integrazione, una mancanza di liquidità ed un difficile accesso al credito;
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nella suddetta Programmazione dei FAS per la Val Vibrata non è previsto nessun finanziamento specifico riguardante i progetti dei Comuni e/o dei privati che sono stati presentati all’Amministrazione Provinciale di Teramo in sede di concertazione da parte della stessa Amministrazione Provinciale;
Ritenuto
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di dover chiedere alla Regione Abruzzo il rispetto degli impegni assunti con la suddetta delibera consiliare del 22.10.2009 nonché le decisioni assunte presso l’Amministrazione Provinciale di Teramo durante la fase concertativi sui FAS;
Chiede
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alla Regione Abruzzo di prevedere nella Programmazione 2007/2013 dei FAS risorse significative per la Val Vibrata così come il Consiglio Regionale si è impegnato con la delibera del 22.10.2009, nonché ulteriori fondi comunitari e statali specifici per la Val Vibrata atti a sostenere la ripresa economica di un sistema produttivo in forte difficoltà;
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il rispetto della decisione assunte sui FAS con la concertazione effettuata con l’Amministrazione provinciale di Teramo;
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all’Amministrazione provinciale di Teramo di proporre- da subito- l’ampliamento e le modifiche della zonizzazione prevista dall’art. 87.3c del Trattato Comunitario, inserendo tutte le aree produttive della Val Vibrata. Tale revisione dovrà essere presentata dallo Stato Italiano alla Comunità Europea entro l’anno 2010;
IMPEGNA
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Il Sindaco a inviare la presente delibera al Presidente della Giunta Regionale, all’Assessore alle Attività Produttive, all’Assessore alle politiche del Lavoro, alle OO. Sindacali e di Categoria Regionali e Provinciali, nonché all’Amministrazione provinciale di Teramo;