Festa Sinistra e Libertà Pescara

Settembre 1st, 2010

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PD PortaNuova Pescara

Settembre 1st, 2010

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Castellalto 17-18 Luglio

Luglio 10th, 2010

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Per il secondo anno consecutivo la Consulta dei Giovani propone per il Borgo di Castellalto due serate di animazione, divertimento e Arte, e per farlo ha deciso di coinvolgere l’associazione degli Artisti Aquilani. Invitiamo pertanto tutti gli amanti del teatro, dell’arte e della Vita in generale a visitare il Borgo e a godersi gli spettacoli che verranno proposti.
Non mancate e Buon divertimento a tutti!!!

E’ l’ora dei sacrifici” oppure “Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”.
Con queste parole si giustifica l’attacco allo stato sociale e ai diritti dei lavoratori.
La classe dirigente, dopo aver preparato una manovra economica da 24 miliardi di euro, è restata nell’ombra a guardare la reazione dei lavoratori Fiat a Pomigliano alle prese con il referendum.

Con la manovra finanziaria si attacca frontalmente lo stato sociale bloccando i contratti del pubblico impiego, licenziando metà dei dipendenti a tempo determinato nelle amministrazioni pubbliche, negando finanziamenti a centinaia di enti pubblici, comportando in definitiva la perdita di migliaia di posti di lavoro, tagli alla sanità e all’istruzione.
Le regioni e le provincie potranno accedere a risorse economiche vendendo il proprio patrimonio demaniale, rendendo felici gli speculatori e i palazzinari, per di più rassicurati dai continui condoni edilizi e fiscali.
Tra le fila dell’opposizione parlamentare si leva la voce del PD che per prendere parte in modo responsabile alla manovra economica vorrebbe vedere oltretutto tassate anche le rendite ed i redditi più alti; l’IDV considera necessari i tagli alla spesa pubblica.
Per giustificarne la condivisione di intenti, tutti si augurano che all’interno della manovra economica, ci sia un accenno agli investimenti dedicati alla “crescita del paese”.
Provvidenziale arriverà il voto di fiducia che darà l’ennesima possibilità alle forze di opposizione di dichiararsi impotenti e alla maggioranza di non avere sorprese.

Sull’altro fronte, della stessa campagna di aggressione sociale, abbiamo l’attacco frontale ai lavoratori; il banco di prova scelto è stato lo stabilimento Fiat di Pomigliano.
La Marcegaglia critica il governo perché vorrebbe una maggiore incisività nel sacrificare lo stato sociale in nome della crisi; portavoce di questa volontà è Marchionne e l’intera dirigenza Fiat.

Riassumendo, il rappresentante della classe imprenditoriale italiana, si è espresso in questi termini: c’è una profonda crisi economica; è necessario essere competitivi sul mercato, quindi dobbiamo avere la possibilità di imporre turni di lavoro massacranti, di sottopagare i lavoratori, di non riconoscere loro ferie e malattie, ed essere liberi di licenziare senza oneri per l’azienda.
Questo è il piano Fiat per il rilancio occupazionale e per il superamento della crisi economica.

La complicità di sindacati al soldo del padrone, partiti politici di varia natura e l’intera macchina mediatica borghese per settimane hanno sottolineato l’importanza del referendum organizzato per dare finalmente mano libera al padronato.
Cosa c’è di meglio di una crisi economica per distruggere lo Statuto dei Lavoratori?

Come la storia del capitalismo ci insegna, qualsiasi conquista prima o poi viene messa in discussione, in un contesto i cui rapporti di forza sono sfavorevoli ai lavoratori.

Ingabbiati in queste logiche parlamentari, filo padronali e confindustriali, i lavoratori non possono aspettarsi nulla di buono.

Proprio come i lavoratori di Pomigliano hanno fatto respingendo il piano Fiat, non bisogna accettare nessun taglio alla spesa pubblica: pensionati e lavoratori non devono sborsare un solo euro per questa manovra.


Pensare che padroni e governo investiranno sulla crescita è un grossolano errore: secondo le fonti dell’Istat si investe solo lo 0,6% del bilancio in ricerca e sviluppo collocando l’Italia all’ultimo posto in Europa.

Di recente, il ministro del lavoro Sacconi, ha proposto un nuovo Statuto del Lavoro per il solito aleatorio inganno, nel quale troppo frequentemente, cadono le forze di sinistra: “Il lavoro è cambiato, bisogna adeguarsi”.
Nella dichiarata intenzione di tutelare i lavoratori atipici, si è costretti ad archiviare l’attuale Statuto dei Lavoratori.
L’intento non è quello di estendere le tutele previste attraverso la legge, ma di modulare i rapporti di lavoro ogni volta in modo individuale: si sta cioè applicando il piano di Confindustria.

La classe padronale, dopo aver intascato enormi profitti per oltre 20 anni, utilizzando un meccanismo basato su debiti ed insolvenze e “giocando d’azzardo” nelle borse, chiede ora ai lavoratori di pagare le sue perdite.

La crisi economica che stiamo subendo ha avuto inizio nell’estate del 2007, e da allora sono stati spesi 2.000 miliardi di dollari per salvare le banche a cui dobbiamo sommare il recente piano per salvare l’euro di 750 miliardi: questi sono tutti soldi pubblici.
Queste manovre graveranno per decenni sulle condizioni di vita di milioni di lavoratori ed è inutile dire che saranno proprio i settori più svantaggiati a pagare il prezzo più alto.

La causa della crisi del capitalismo non è da ricercarsi nelle sue presunte deviazioni, ma nella sua stessa natura. Marx la individuava nel carattere “sociale” della produzione capitalistica che entra in contraddizione con la forma “privata” della proprietà dei mezzi di produzione e con l’appropriazione “privata” del profitto.

Sull’ondata di scioperi che attraversa l’intera Europa, milioni di lavoratori tornano finalmente ad organizzarsi e a diffidare di chi da anni, in nome della stabilità sociale, prosegue una costante erosione dei diritti lavorativi.
Dobbiamo renderci conto che non si tratta di modificare questo o quel provvedimento governativo, ma di mutare l’intera struttura sociale; lo slogan dello sciopero del 5 maggio in Grecia era: “Fmi ed Eu stanno rubando un secolo di progresso sociale“.

La Fiom di Pomigliano denuncia che la campagna contro il referendum si è svolta in un clima, come è facile immaginare, molto difficile. Hanno impedito ai rappresentati sindacali di stare in fabbrica a contatto coi lavoratori per spiegare le proprie ragioni; in quelle rare occasioni in cui sono riusciti a farlo le guardie e i capi stavano sempre addosso. Nonostante ciò il referendum ha detto che le ragioni della Fiom aveva delle basi valide.

Molti non hanno tardato a definire anacronistica queste lotte senza percepire il reale pericolo: non viene compreso che la borghesia vuole rafforzare il proprio status di classe dominante e non vuole rinunciare a nessuno dei propri privilegi. Potere e privilegi della borghesia si edificano sullo sfruttamento della classe lavoratrice.

In questi giorni si sono susseguiti in ogni città d’Italia atti di solidarietà: tanti scioperi sono stati organizzati per amplificare la lotta di Pomigliano, tanti lavoratori in tutto il paese hanno aiutato e aiuteranno per proseguire con sempre più determinazione questa battaglia che si preannuncia essere solo l’inizio di una lunga stagione di lotta.

La sola cosa che potrà interrompere questa spirale di violenza e sfruttamento è la lotta di classe.

Da lunedì 5 luglio 2010 a sabato 10 luglio 2010
Teramo - Piazzetta del Sole 
 

Inter Nos è un festival multidisciplinare con particolare riguardo alla produzione regionale, ambientato all’interno della “Coppa Interamnia”.

In un unico spazio cittadino si incontreranno i diversi linguaggi formali delle arti contemporanee come musica, pittura, fumetti, performance, letteratura, cinema e videoarte, tracciando un percorso tra le più interessanti realtà del panorama artistico regionale.

Programma:

MOSTRA COLLETTIVA di:
Federico de Sanctis
Alessandro di Massimo
Yari di Giampietro
Pelin Santilli
Massimo Testa

5 luglio
ore 18.00 – Inaugurazione mostra
ore 22.00 – Stati Alterati di Coscienza (crossover) live
ore 22.30 – Christine Plays Viola (dark,wave) live
ore 23.30 – lo Smilzo (post-punk, new wave) djset

6 luglio
-esibizione vespe e lambrette- Thunderballs scooter club
ore 18.00 – Presentazione “Carta Straccia”
fanzine di illustratori, fumettisti, scrittori…
ore 21.00 – “Mamma dammi la benza” documentario
musicale di Angelo Rastelli
ore 22.00 – Rainska (ska) live
ore 23.30 – Original MODS Teramo (soul, reggae,r’n'b) djset

7 luglio
-assaggi Vegan a cura di LAV Teramo
ore 18.00 – Presentazione “La Raje”
rivista di fumetti
ore 22.00 – laBase (rock) live
ore 22.30 – Delawater (indie, minimal rock) live
ore 23.30 – Umberto Palazzo (rock) djset

8 luglio
- body painting a cura di Inside Tattoo
ore 18.00 – Presentazione “Revolver”
magazine culturale
ore 21.00 – “Crollo Nervoso” documentario
musicale di Pierpaolo de Iulis
ore 22.00 – Wild Strikes (rockabilly) live
ore 23.30 – Kim-Rave Up records (rock’n'roll’, garage,punk ‘77) djset

9 luglio
ore 21.30 – L’arte del dono di Giuseppe Ranalli
performance teatrale
ore 22.00 – Zona Rossa Krew (hip hop) live
ore 23.00 – Vega’s (electropop, rock) live
ore 00.00 – Nipox (drum’n’ bass) djset

10 luglio
ore 18.00 – Presentazione ”Il re dei passeri”
romanzo di Giuseppe Ranalli
ore 21.30 – “Una storia di lupi” cortometraggio
di Cristiano Donzelli con Franco Nero
ore 22.00 – Beat Motel (funky groove) live
ore 23.30 – Electrosheep (funk, electro) djset

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Lavorare in Val Vibrata

Giugno 18th, 2010

La crisi occupazionale, come una bestia ancestrale delle più terribili, morde il nostro territorio come non mai.

Una crisi che per la Val Vibrata ha radici molto più profonde e parte non da quella che è stata per tutti la crisi economica di statunitensi memorie, ma dalle nuove leggi, o meglio, dalla “deregulation” che il mercato ha imposto su base mondiale e globale dalla metà degli anni ‘90.

Di crisi dalle nostre parti se ne parla già da parecchio tempo; possiamo simbolicamente dire che il nostro sistema economico e produttivo è entrato nel tunnel nei primissimi anni del nuovo millennio.

E la crisi mondiale che oggi investe tutti è stata per noi solo la mazzata finale a un sistema già martoriato da tempo.

All’inizio ci fu la crisi delle piccole e medie imprese manifatturiere vibratiane, sfiancate da una concorrenza per molti versi sleale da parte di imprese di mercati esteri emergenti.

A questo punto le nostre imprese si sono trovate a un bivio e sono state messe nelle condizioni di scegliere: o investire in ricerca e innovazione, garantendo prodotti di qualità migliore, o giocare sullo stesso terreno delle contendenti.
Vi lascio indovinare quale è stata la scelta per tante e troppe imprese.

Per molti sembrava più conveniente allearsi con il diavolo invece di combatterlo.

E allora via a una corsa senza freni verso una vera e propria “prostituzione intellettuale del made in italy”.
Il giochino era semplice e funzionava così (e funziona anche oggi per molte realtà):

Obiettivo: Realizzare lo stesso prodotto venduto allo stesso prezzo con spese minori che vengono tramutate in profitto. Come?

  1. Risparmiando sulla scelta dei materiali utilizzati (in barba all’innovazione e al miglioramento della qualità del prodotto);

  2. Risparmiando sulla manodopera (che per il manifatturiero è uno dei titoli di spesa più oneroso) subappaltando commesse e intere produzioni a cottimisti extracomunitari che lavorano molto, troppo spesso in laboratori senza il rispetto delle minime regole contrattuali e relative alla sicurezza.

Il punto 2 si è successivamente raffinato spostando l’intera produzione direttamente in quegli stati extraeuropei da dove arrivava la manodopera a basso costo, riducendo gli stabilimenti italiani a semplici uffici di controllo della qualità e di sostituzione delle targhette di produzione.

Da queste acute e lungimiranti scelte imprenditoriali sono nati i problemi del nostro territorio: sensibile diminuzione del potere di acquisto di tutti i vibratiani, disoccupazione.

Il resto lo ha fatto la crisi mondiale mettendo nel calderone delle restrizioni anche quelle piccole e medie imprese guidate da persone serie che invece di cercare la strada più facile hanno scelto di perseguire la strada più giusta cercando di investire e migliorare così la qualità del proprio prodotto.

Imprenditori seri che si sono ritrovati la porta sbattuta in faccia da tutte le banche dalle quali cercavano un aiuto finanziario per andare avanti nel breve periodo.

Non è un caso che con tali premesse la nostra valle, ma anche la Val Tronto, sia stata travolta dalla crisi industriale. Molte aziende di medie dimensioni si sono viste diminuire i loro introiti a causa della carenza di commesse, creando un “effetto domino” sulle piccole aziende, in gran parte terziste.

La situazione internazionale ha fatto si che alcune multinazionali ridimensionassero i loro stabilimenti fino ad arrivare in alcuni casi alla chiusura.

Basti pensare alla Val Tronto: Manuli, Samp sistemi, Ykk, Novico… tutte grandi aziende con centinaia di lavoratori impiegati fino a qualche anno fa: la loro chiusura o ridimensionamento hanno conseguenze disastrose anche per la Val Vibrata, sia per i lavoratori direttamente impiegati, sia per le ditte dell’indotto.

Aggiungiamo anche la difficoltà dei privati ad avere un sostegno dal pubblico: si ha l’impressione che le amministrazioni statali non posseggano strumenti adeguati per affrontare in maniera efficiente e rapida la crisi industriale.

Il risultato di tutto ciò è stato lo sgradevole record ottenuto dalla provincia di Teramo, oggi prima provincia d’Italia per quanto riguarda l’aumento delle ore di cassa integrazione: Teramo (+431,5 %).

Questa realtà la pagano ovviamente i soliti: I giovani che si vedono sempre più ridurre le offerte di lavoro e quando ce ne sono spesso sono in nero; le famiglie il cui reddito scende e con esso la possibilità di pagare la miriade di servizi indispensabili (spese per i figli, la casa, l’auto….);i disabili che hanno necessità di assistenza; i meno abbienti; gli enti locali che hanno sempre meno soldi da destinare ai servizi sociali; gli extracomunitari i primi a cadere nel lavoro nero.

Quello che veramente si dovrebbe fare è lavorare su politiche destinate alla crescita.

Anche se sembra una eresia in questo periodo di crisi mondiale, l’unico modo per uscire da questo vortice è fare un salto in avanti nel nostro modo di pianificare il futuro.
Stiamo parlando della creazione di politiche che aggreghino le varie realtà economiche locali presentandosi al mondo insieme, permettendo alle aziende di far crescere l’innovazione che possono dare i giovani e sostenendo con soldi veri e piani di rilancio i settori in crisi.

 

LIBERTA’ DI VOLARE

 

NULLA - ALESSANDRO VITALI

Giugno 17th, 2010

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